Il percorso di derivazione spiega perché la stessa frase mostra saldi diversi in applicazioni diverse, e come si ritrovano i fondi in nove passaggi.
La frase di recupero è quella giusta, le dodici parole sono state digitate una alla volta e nessuna è stata rifiutata. L’applicazione nuova si apre senza errori e mostra un saldo di zero. Nella schermata compare un indirizzo che non si è mai visto prima.
Nella grande maggioranza dei casi non è successo niente di grave. La frase è corretta, i fondi sono dove sono sempre stati, e la nuova applicazione sta guardando un ramo diverso dello stesso albero di chiavi. Il termine tecnico è percorso di derivazione, e la sua scelta è arbitraria: due programmi possono partire dallo stesso segreto e arrivare a indirizzi completamente diversi, entrambi validi.
Quello che segue spiega come nasce l’equivoco, come si distingue da una perdita vera e quale procedura seguire per ritrovare il saldo senza esporre la frase. Riguarda la meccanica delle chiavi e la custodia, non che cosa detenere: non contiene valutazioni economiche di alcun tipo.
Che cosa è successo, in cinque punti
- La frase è quasi sempre corretta. Se il controllo di integrità fosse fallito, l’applicazione l’avrebbe rifiutata invece di aprire un portafoglio vuoto.
- Il saldo non sta nell’applicazione. Sta sulla catena, associato a indirizzi che vanno ricalcolati.
- Il ramo cambia gli indirizzi. Uno scarto di un solo livello genera un insieme di indirizzi del tutto diverso.
- Il formato aggiunge confusione. Lo stesso ramo può essere mostrato con notazioni diverse a seconda dello standard applicato.
- La verifica è a costo zero. Si conducono tutti i controlli con la sola chiave pubblica estesa, senza toccare la frase.
Il saldo non è nel portafoglio, è sulla catena
Un’applicazione di portafoglio non contiene denaro. Contiene chiavi, e con quelle calcola indirizzi; poi interroga la rete per sapere che cosa risulta associato a ciascun indirizzo. Il numero che compare sullo schermo è la somma di quelle risposte, non un saldo custodito da qualche parte nel programma.
Ne segue la conseguenza che chiarisce tutta la vicenda: se l’applicazione calcola indirizzi diversi da quelli usati in passato, interroga la rete su indirizzi mai utilizzati e riceve zero da ognuno. Il saldo mostrato è corretto rispetto a quello che sta guardando, ed è privo di relazione con quello che si sta cercando.
Da qui deriva anche il primo controllo da fare, prima di ogni altra cosa. Se si ricorda o si ritrova anche un solo indirizzo usato in passato, lo si cerca su un esploratore di blocchi pubblico. Se il saldo compare lì, i fondi esistono e il problema è di sola derivazione. Se non compare, il problema è un altro e va affrontato diversamente, come si affronta qualunque sospetto di sottrazione.
Come una sola frase genera infiniti indirizzi
La frase mnemonica non è la chiave. Serve a ricostruire un seme, un numero di lunghezza fissa, dal quale si ricava una chiave principale. Da quella chiave si derivano figlie, e da ciascuna figlia altre figlie, secondo una struttura ad albero descritta dalla specifica sulle chiavi gerarchiche deterministiche.
La derivazione è deterministica, quindi ripetibile: dallo stesso seme e dallo stesso cammino si ottiene sempre la stessa chiave. Ed è illimitata: i rami possibili sono più di quanti se ne potranno mai usare. Non esiste, in tutto questo, alcuna nozione di percorso corretto: esiste soltanto quello che l’applicazione ha scelto di usare.
La convenzione che ordina l’albero è arrivata dopo, con documenti che assegnano un significato a ciascun livello. Sono raccomandazioni, e nessuna regola del protocollo impone di rispettarle. I testi sono pubblici e consultabili nel repository dei documenti di specifica, dove ogni proposta descrive il cammino che introduce e il formato di indirizzo che le corrisponde.
Il percorso di derivazione, livello per livello

Un cammino si scrive come una sequenza separata da barre, che parte da una lettera per la chiave principale e attraversa cinque livelli. Il primo indica lo scopo, cioè quale convenzione si sta applicando. Il secondo identifica la catena, secondo un registro di tipi mantenuto insieme alle altre specifiche: il tipo zero corrisponde alla prima catena mai realizzata, il tipo sessanta alla principale rete a contratti programmabili.
Il terzo livello è il conto, che serve a tenere separati insiemi di fondi con la stessa frase. Il quarto distingue gli indirizzi destinati a ricevere da quelli usati per il resto delle operazioni, e vale zero o uno. Il quinto è l’indice progressivo dell’indirizzo, che avanza a ogni nuova generazione.
I primi tre livelli sono in genere marcati come rafforzati, con un apice o una lettera dopo il numero, e questo cambia la matematica della derivazione: senza la chiave privata non è possibile scendere oltre un livello rafforzato. È la ragione per cui una chiave pubblica estesa consente di calcolare tutti gli indirizzi di un conto ma non di raggiungere un conto diverso, ed è anche il motivo per cui il livello a cui un’applicazione fa avanzare l’indice cambia radicalmente le cose.
Vale la pena fissare l’ordine di grandezza, perché aiuta a capire quanto sia inutile procedere a tentativi disordinati. Ogni livello ammette oltre due miliardi di valori, e i livelli sono cinque: l’insieme dei rami possibili è così vasto che nessuna ricerca esaustiva ha senso. La ricerca funziona solo perché le convenzioni in uso reale sono una manciata, e perché ciascuna applicazione dichiara quale adotta. Fuori da quell’elenco ristretto, ritrovare un ramo scelto a caso non è difficile: è impossibile.
I formati di indirizzo aggiungono un secondo equivoco
Alla scelta del cammino si somma quella della rappresentazione. Su alcune catene lo stesso identico ramo può produrre indirizzi scritti in modi diversi, secondo lo standard adottato, e a ciascuno standard corrisponde per convenzione un valore diverso del primo livello.
Il risultato è che un’applicazione che applica una convenzione più recente mostra indirizzi in una forma che l’utente non riconosce, anche quando il cammino coincide nei livelli successivi. E poiché il primo livello fa parte del cammino, in realtà non coincide affatto: sono due rami distinti dello stesso albero.
Un secondo inciampo riguarda l’esportazione delle chiavi pubbliche estese, che vengono codificate con byte iniziali diversi a seconda del formato atteso. Incollare una chiave estesa esportata secondo una convenzione dentro uno strumento che ne assume un’altra produce un elenco di indirizzi formalmente validi e completamente inutili. È un errore silenzioso, perché nessun controllo lo segnala.
I cammini più diffusi, a confronto
| Primo livello | Forma degli indirizzi | Dove si incontra | Sintomo tipico se sbagliato |
|---|---|---|---|
| 44 | Formato originario | Applicazioni meno recenti e molti dispositivi dedicati | Saldo zero, indirizzi che iniziano in modo familiare |
| 49 | Formato intermedio compatibile | Fase di transizione fra gli standard | Indirizzi diversi da quelli annotati anni prima |
| 84 | Formato nativo più recente | Impostazione predefinita di molte applicazioni attuali | Saldo zero al primo avvio dopo un ripristino |
| 86 | Formato più recente ancora | Applicazioni aggiornate, spesso come opzione | Indirizzi in una forma mai vista prima |
| Indice sul conto | Rete a contratti programmabili | Alcune applicazioni e alcuni dispositivi | Il primo indirizzo coincide, dal secondo in poi no |
L’ultima riga descrive la variante che genera più confusione, perché il primo indirizzo è identico in entrambe le convenzioni. Chi ha usato solo quello non nota nulla; chi ha generato un secondo indirizzo lo ritrova soltanto impostando lo stesso schema di avanzamento. Le specifiche che regolano gli indirizzi su questa famiglia di reti sono raccolte separatamente nella raccolta delle specifiche di riferimento.
Le tre varianti che producono lo stesso sintomo
La prima è il cammino diverso, già descritto, ed è la più frequente. Si riconosce dal fatto che gli indirizzi mostrati non compaiono da nessuna parte nella cronologia personale, e si risolve impostando manualmente il cammino corretto in un’applicazione che lo consenta.
La seconda è il limite di scansione. Le applicazioni non esplorano infiniti indirizzi: si fermano dopo una serie consecutiva di indirizzi mai utilizzati, e la soglia raccomandata dalla convenzione è venti. Chi ha ricevuto fondi su un indirizzo con indice molto alto, saltando i precedenti, si trova con un saldo parziale o nullo perché la scansione si è interrotta prima. Si risolve alzando il limite nelle impostazioni avanzate, dove è previsto.
La terza è la stringa aggiuntiva, cioè la parola supplementare che alcune configurazioni affiancano alla frase. Non è un livello del cammino ma un ingrediente del seme: cambiandola si ottiene un portafoglio interamente diverso, e omettendola si ottiene quello di facciata. Il sintomo è identico agli altri due, il rimedio no, e questo è il motivo per cui va esclusa per prima quando si sa di averla impostata.
La procedura per ritrovare il saldo

- Cerca un indirizzo vecchio su un esploratore pubblico. Serve a confermare che i fondi esistono ancora prima di iniziare qualunque ricerca.
- Annota da quale applicazione o dispositivo provenivano. La documentazione di ciascuno dichiara il cammino predefinito.
- Non reinserire la frase da nessuna parte, per ora. Tutta la fase di ricerca si conduce con la sola chiave pubblica estesa.
- Esporta la chiave pubblica estesa dall’applicazione in cui la frase è già presente, e verifica il formato con cui viene codificata.
- Usa uno strumento che accetti un cammino personalizzato e prova le convenzioni una alla volta, partendo da quella dichiarata dall’applicazione originaria.
- Alza il limite di scansione ad almeno un centinaio di indirizzi prima di concludere che un ramo è vuoto.
- Controlla entrambe le diramazioni del quarto livello, perché una parte del saldo può trovarsi su quella usata per il resto delle operazioni.
- Prova i conti successivi al primo, incrementando il terzo livello: alcune applicazioni ne creano più di uno senza dichiararlo.
- Individuato il ramo, sposta i fondi con calma verso un portafoglio configurato correttamente, dopo aver verificato l’indirizzo di destinazione carattere per carattere.
La procedura richiede in genere meno di un’ora e nella maggior parte dei casi si chiude al quinto passaggio. Chi si avvicina per la prima volta a questa materia trova nella panoramica introduttiva sulla gestione dei fondi il contesto che rende comprensibili i termini usati qui.
Che cosa non fare mentre si cerca
Il momento in cui il saldo non compare è quello di massima esposizione, perché la fretta spinge verso scorciatoie che in condizioni normali nessuno prenderebbe. Tre errori concentrano quasi tutte le perdite definitive.
Il primo è digitare la frase su un sito che promette di individuare il cammino corretto. Nessuno strumento legittimo ha bisogno della frase per questa verifica: bastano la chiave pubblica estesa e il cammino da provare. Chiunque la chieda sta raccogliendo segreti, e i fondi spariscono in pochi minuti.
Il secondo è chiedere aiuto in pubblico descrivendo la situazione. Un messaggio che segnala fondi non visibili attira nel giro di poco un presunto assistente tecnico che scrive in privato, ed è uno degli schemi più costanti del settore. Il terzo è installare in fretta programmi trovati con una ricerca sponsorizzata: la ricerca del cammino va fatta con strumenti verificabili, meglio se su una macchina scollegata dalla rete, seguendo le stesse cautele valide per la protezione ordinaria dei fondi.
Come si evita al prossimo cambio
La prevenzione costa dieci minuti e va fatta quando tutto funziona, non quando serve. Il primo accorgimento è annotare il cammino insieme alla frase, su un supporto separato: quattro numeri e una lettera che rendono superflua qualunque ricerca futura.
Il secondo è conservare il primo indirizzo di ricezione, che funziona come impronta della configurazione. Ripristinando la frase in un’applicazione nuova, se il primo indirizzo mostrato coincide con quello annotato, la derivazione è corretta e non serve verificare altro. Se non coincide, il problema è identificato prima ancora di guardare il saldo.
Il terzo è la prova di ripristino su un dispositivo azzerato, prima di trasferire importi che contano. Va rifatta quando si cambia applicazione o quando si modifica la configurazione, e va annotata con la data. Anche qui conviene registrare il contesto, cioè quale applicazione, quale cammino e quanti conti sono in uso, senza mai scrivere accanto quanto contengono.
Domande frequenti
Come faccio a sapere qual è il cammino giusto per me?
Non esiste un cammino giusto in assoluto: esiste quello usato dall’applicazione con cui i fondi sono stati ricevuti. La documentazione di ogni programma e di ogni dispositivo dichiara il proprio cammino predefinito, ed è il primo posto da consultare. In mancanza di quell’informazione si procede per tentativi, sempre con la sola chiave pubblica estesa.
Provare cammini diversi comporta rischi per i fondi?
Nessuno, se si lavora con la chiave pubblica estesa e con strumenti che restano in locale. Derivare indirizzi è un calcolo che non produce transazioni e non modifica nulla sulla catena. Il rischio compare solo quando si inserisce la frase in luoghi non verificati, ed è precisamente il passaggio che la procedura descritta evita.
Ho controllato tutto e i fondi non compaiono da nessuna parte.
Vanno escluse nell’ordine tre ipotesi: la stringa aggiuntiva impostata e dimenticata, il limite di scansione troppo basso, e l’invio su una catena diversa da quella su cui si sta cercando. Se un indirizzo vecchio mostra il saldo sull’esploratore pubblico ma nessuna configurazione lo raggiunge, il problema è la derivazione e vale la pena ampliare la ricerca ai conti successivi.
Devo spostare i fondi appena li ritrovo?
Non necessariamente. Se il portafoglio che li raggiunge è affidabile e la configurazione è stata annotata, lasciarli dove sono è una scelta legittima e non comporta commissioni. Lo spostamento ha senso quando si vuole consolidare tutto su una configurazione sola, e in quel caso va programmato con calma, non nella stessa ora in cui si è risolto il problema.
La stessa frase funziona su catene diverse?
Sì, perché il secondo livello del cammino distingue le catene e il seme resta lo stesso. Questo significa anche che un’unica frase compromessa espone tutti i portafogli derivati da essa, su qualunque rete. Chi tiene separati insiemi di fondi per motivi di sicurezza dovrebbe usare frasi distinte, non conti distinti sotto la stessa frase.
Un saldo che sparisce dopo un cambio di applicazione è quasi sempre un problema di indirizzamento, non di custodia. Chi annota il cammino e il primo indirizzo insieme alla frase trasforma un pomeriggio di ricerche in un confronto di trenta secondi.
