Address poisoning: come nascono gli indirizzi civetta nella cronologia, quanto costa fabbricarli e le tre abitudini che rendono inutile l’intero attacco.
Il gesto dura due secondi. Si apre il portafoglio, si scorre la cronologia fino al trasferimento fatto la settimana prima verso lo stesso destinatario, si copia l’indirizzo e si incolla. I primi quattro caratteri coincidono, gli ultimi quattro anche, la cifra viene confermata e la transazione parte.
Solo che quella riga della cronologia non l’ha scritta il destinatario. L’ha scritta qualcun altro, qualche giorno prima, con un trasferimento di importo nullo costruito apposta perché comparisse lì, con un indirizzo che assomiglia a quello giusto negli unici punti che l’interfaccia mostra.
Non c’è nessuna chiave rubata e nessun difetto crittografico. C’è un’abitudine, il copia-incolla dalla cronologia, e un’interfaccia che accorcia le stringhe per farle stare sullo schermo. L’attacco vive esattamente in quello spazio, e si chiude con tre abitudini diverse.
Come si riconosce, in trenta secondi
- Movimenti che non hai fatto. Trasferimenti di importo zero o quasi, verso indirizzi mai visti.
- Somiglianze sospette. Un indirizzo identico al tuo destinatario abituale nei primi e negli ultimi caratteri.
- Token comparsi dal nulla. Nomi che imitano quelli noti, spesso con un invito a riscattare qualcosa.
- Tempistica. La riga compare poche ore dopo un tuo trasferimento reale verso quel destinatario.
- Nessun danno immediato. Finché non copi nulla da lì, quelle righe sono solo rumore.
Che cos’è l’address poisoning e perché funziona
L’address poisoning consiste nell’inserire nella cronologia di un indirizzo bersaglio una voce fabbricata, contenente un indirizzo che somiglia a uno legittimo. L’obiettivo non è ottenere un accesso, ma farsi copiare in un momento di fretta.
Il presupposto è l’interfaccia. Un indirizzo è una stringa lunga e priva di significato, quaranta caratteri esadecimali nel formato più diffuso, e nessuna applicazione la mostra per intero in una lista: si vedono i primi quattro o sei caratteri, tre puntini e gli ultimi quattro. Chi controlla si limita quasi sempre a quei due estremi, perché è tutto quello che ha davanti.
L’attaccante lavora proprio su quegli estremi. Genera coppie di chiavi finché non ottiene un indirizzo che coincide con il bersaglio nei caratteri visibili, poi lo fa comparire nella cronologia della vittima. Il resto lo fa l’abitudine: la cronologia è il posto più comodo da cui recuperare un indirizzo usato di recente, e ha l’aria di essere una fonte affidabile perché è dentro il proprio portafoglio.
Quanto costa fabbricare un indirizzo somigliante

La generazione di un indirizzo che comincia o finisce con caratteri scelti è un problema di forza bruta elementare: si generano chiavi a caso e si scarta tutto ciò che non combacia. Ogni carattere esadecimale ha sedici valori possibili, quindi il numero medio di tentativi è sedici elevato al numero di caratteri richiesti.
| Caratteri da far combaciare | Tentativi medi | Ordine di grandezza del tempo |
|---|---|---|
| 4 (solo l’inizio) | circa 65 mila | istantaneo su qualunque computer |
| 6 | circa 17 milioni | pochi secondi |
| 8 (quattro all’inizio, quattro alla fine) | circa 4 miliardi | minuti con una scheda grafica comune |
| 10 | circa mille miliardi | ore o giorni |
| 12 | oltre 280 mila miliardi | mesi con hardware dedicato |
| 40 (l’indirizzo intero) | fuori scala | non realizzabile |
La riga da leggere è la terza. Otto caratteri combacianti, cioè esattamente quello che una lista mostra, costano pochi minuti di calcolo. L’ultima riga spiega perché non si tratta di un problema crittografico: riprodurre un indirizzo per intero resta impossibile, e non serve a nessuno provarci.
Il costo complessivo dell’operazione è basso anche per un altro motivo. L’attaccante non prende di mira una persona: genera migliaia di indirizzi civetta e li spedisce a migliaia di bersagli, pagando solo commissioni di rete minime. Un solo esito favorevole ripaga l’intera campagna, e le altre migliaia di righe restano lì come rumore innocuo.
Il trasferimento a importo zero che sembra partito da te
La variante più insidiosa non fa comparire un indirizzo sconosciuto fra quelli che ti hanno scritto: lo fa comparire fra quelli a cui avresti scritto tu. È una manipolazione degli eventi registrati sulla catena, e merita di essere capita perché altrimenti la riga risulta incomprensibile.
Nel modello standard dei token, ogni trasferimento genera un evento con tre informazioni: mittente, destinatario, quantità. Esploratori e portafogli costruiscono la cronologia leggendo quegli eventi. Diverse implementazioni consentono di eseguire un trasferimento di quantità nulla senza verificare alcuna autorizzazione, perché a rigore non si sposta niente: l’attaccante richiama la funzione indicando come mittente l’indirizzo della vittima e come destinatario il proprio indirizzo civetta.
Il risultato è una riga che dice, in tutto e per tutto, che quell’indirizzo ha inviato qualcosa al civetta. Nessun fondo si è mosso e nessuna autorizzazione è stata concessa, ma la cronologia mostra un rapporto che non è mai esistito. Chi cerca un destinatario recente trova quella voce e la tratta come propria.
Polvere, token fantasma e oggetti da collezione non richiesti
Accanto al trasferimento a zero esistono varianti che sfruttano lo stesso principio con materiale diverso. L’invio di importi irrisori, la cosiddetta polvere, ottiene il medesimo effetto sulla cronologia e sulle reti a modello di uscite non spese serve anche a collegare fra loro indirizzi diversi dello stesso proprietario.
Poi ci sono i token fabbricati con nomi che imitano quelli conosciuti, che compaiono nel saldo senza essere stati acquistati, e gli oggetti da collezione recapitati d’ufficio, spesso con un’immagine che invita a riscattare un premio su una pagina. Il fenomeno è cresciuto insieme alla diffusione dei token da collezione, per un motivo semplice: qualunque indirizzo può ricevere qualunque cosa, non esiste un permesso da concedere e non esiste un modo per rifiutare in anticipo.
La distinzione utile è fra ricevere e interagire. Ricevere non compromette nulla: la comparsa di un token sconosciuto nel portafoglio non concede diritti a nessuno. Il rischio comincia quando si copia un indirizzo da quelle voci, oppure quando si segue il collegamento allegato e si firma qualcosa su una pagina costruita per l’occasione.
Perché la cronologia è la fonte sbagliata
Vale la pena dirlo in modo esplicito, perché è il punto che cambia il comportamento: la cronologia non è un elenco di persone con cui hai avuto rapporti. È un elenco di eventi che riguardano il tuo indirizzo, e chiunque può generarne uno a costo quasi nullo.
Un indirizzo salvato in rubrica, invece, ci è finito perché qualcuno ce lo ha messo dopo averlo verificato. La differenza fra le due fonti è la stessa che passa fra un numero di telefono scritto sull’agenda e un numero letto nel registro delle chiamate perse: il secondo può essere di chiunque.
C’è anche una ragione cognitiva per cui il controllo fallisce proprio in quel momento. Chi ripete un’operazione conosciuta verifica meno, perché si aspetta di trovare quello che ha già visto altre volte, e la mente completa i caratteri centrali che non sono nemmeno mostrati. È lo stesso meccanismo che rende efficaci molti raggiri descritti negli studi sul comportamento di chi opera su questi mercati: l’errore non nasce dall’ignoranza, nasce dalla routine.
La verifica a blocchi, e perché guardare gli estremi non basta
Il modo corretto di confrontare due indirizzi è dividerli in gruppi di quattro caratteri e verificarli tutti, non solo il primo e l’ultimo gruppo. Serve una decina di secondi e intercetta l’unica cosa che l’attaccante non può riprodurre: la parte centrale.
| Metodo di verifica | Che cosa intercetta | Che cosa non intercetta |
|---|---|---|
| Primi e ultimi quattro caratteri | Errori grossolani di copiatura | L’indirizzo civetta costruito su quegli estremi |
| Confronto a blocchi sull’intera stringa | Qualsiasi sostituzione dell’indirizzo | Una rubrica compilata male fin dall’inizio |
| Copia da una voce di rubrica verificata | La sostituzione al momento dell’invio | Un destinatario che ha cambiato indirizzo |
| Lettura sullo schermo del dispositivo di firma | La manomissione avvenuta sul computer | Una destinazione sbagliata scelta consapevolmente |
| Codice a barre bidimensionale del destinatario | Gli errori di trascrizione | Un codice ricevuto da un canale compromesso |
Nessuna riga della tabella è sufficiente da sola, e le prime due sono quelle che fanno la differenza nel caso specifico. La quarta merita una precisazione: il dispositivo di firma mostra l’indirizzo completo su uno schermo che il computer non controlla, quindi è il posto giusto per fare il confronto a blocchi, ma serve leggerlo davvero invece di premere il tasto di conferma.
Il checksum protegge dagli errori di battitura, non da questo
Molti formati di indirizzo incorporano un codice di controllo. In quello esadecimale più diffuso l’informazione è nascosta nell’alternanza fra maiuscole e minuscole; in altri formati è un blocco di caratteri finali calcolato sul resto della stringa. In entrambi i casi il portafoglio rifiuta un indirizzo in cui sia stato cambiato o invertito un carattere.
Quella protezione riguarda un problema diverso: la trascrizione umana e la corruzione accidentale dei dati. Un indirizzo civetta è generato regolarmente a partire da una chiave privata reale, quindi il suo codice di controllo è perfettamente valido. Passa ogni verifica automatica, viene accettato da qualunque interfaccia e non produce alcun avviso.
Ne segue una conclusione che vale la pena fissare: nessun controllo automatico può distinguere un indirizzo legittimo da uno somigliante scelto per errore, perché entrambi sono validi. L’unico filtro possibile è il confronto con una fonte affidabile, e stabilire quale sia la fonte affidabile è una decisione che spetta a chi invia.
Le tre abitudini che neutralizzano l’attacco

- Copia solo dalla rubrica. Ogni destinatario ricorrente va salvato con un’etichetta chiara alla prima verifica riuscita. Criterio di riuscita: se per inviare hai dovuto aprire la cronologia, l’abitudine non è ancora acquisita.
- Confronta a blocchi sullo schermo che firma. Prima di confermare, leggi l’indirizzo completo sul dispositivo e verifica i gruppi centrali, non solo gli estremi. Criterio di riuscita: sai dire a memoria quanti gruppi hai controllato.
- Conferma il primo invio su un secondo canale. Per un destinatario nuovo, fatti confermare l’indirizzo con un mezzo diverso da quello con cui lo hai ricevuto, e solo dopo salvalo in rubrica. Criterio di riuscita: la fonte dell’indirizzo non coincide mai con un messaggio ricevuto.
Le tre abitudini funzionano insieme e coprono momenti diversi: la prima elimina la fonte contaminata, la seconda intercetta la sostituzione, la terza protegge il momento in cui la rubrica viene compilata, che è l’unico istante in cui un errore si propaga a tutti gli invii successivi.
L’invio di prova: quando ha senso e quando è uno spreco
Mandare prima un importo minimo e attendere la conferma del destinatario è una pratica sensata, ma va usata dove serve. Ha senso su un destinatario nuovo, su una rete usata di rado o quando l’importo è tale che un errore sarebbe difficile da assorbire.
È invece uno spreco quando la commissione di rete è paragonabile all’importo di prova, o quando si tratta di un destinatario usato ogni settimana e già presente in rubrica. In quei casi il tempo va investito nel confronto a blocchi, che costa meno e intercetta lo stesso errore.
Attenzione a un dettaglio che rende inutile l’intera procedura: se dopo l’invio di prova si torna alla cronologia per copiare l’indirizzo dell’invio principale, si rientra esattamente nel percorso da cui si voleva uscire. L’indirizzo usato per la prova va salvato in rubrica prima di procedere, non recuperato di nuovo.
Che cosa fare quando la transazione è già partita
Una transazione confermata non si annulla e non si revoca: è la caratteristica che rende utile una registrazione distribuita ed è anche quella che rende definitivo l’errore. Non esistono procedure tecniche di richiamo, e chi sostiene il contrario sta proponendo il raggiro successivo.
Quello che si può fare è ordinato e vale la pena farlo. Annotare identificativo della transazione, rete, importo, orario e indirizzo di destinazione. Verificare se la destinazione appartiene a un intermediario che offre servizi di custodia, nel qual caso una segnalazione tempestiva ha una possibilità concreta di essere utile, perché quegli operatori conservano informazioni sui titolari dei conti. Presentare una denuncia alle autorità competenti, che in Italia raccolgono anche le segnalazioni relative a questo tipo di frodi tramite i canali della polizia postale.
Va poi messo in conto un seguito quasi certo. Chi ha subito una perdita diventa bersaglio di offerte di recupero fondi, presentate da profili che si dichiarano specializzati e che chiedono un anticipo o l’accesso al portafoglio. Le raccomandazioni pubblicate dall’agenzia nazionale per la cibersicurezza sulla gestione degli incidenti valgono anche qui: nessun intervento tecnico può riportare indietro una transazione confermata, e ogni promessa in tal senso è una seconda perdita in preparazione.
Le impostazioni che riducono il rumore nella cronologia
Ridurre il numero di righe fasulle non elimina il problema, ma abbassa la probabilità che una di esse finisca sotto il cursore nel momento sbagliato. Tre interventi sono alla portata di chiunque.
Il primo riguarda la visualizzazione: quasi tutti i portafogli permettono di nascondere i token non riconosciuti e i trasferimenti di importo nullo, e diversi esploratori segnalano con un avviso le voci sospette. Il secondo è l’uso di indirizzi distinti per funzioni distinte, in modo che l’indirizzo su cui si conservano gli importi maggiori compaia il meno possibile nelle interazioni pubbliche. Il terzo è la manutenzione della rubrica, che va rivista quando un destinatario comunica un cambio di indirizzo, con la stessa verifica riservata al primo inserimento.
Il senso di tutto questo è restringere la decisione a un solo punto controllato. L’attacco funziona perché l’indirizzo di destinazione può arrivare da molte parti; quando può arrivare da una sola, verificata una volta e conservata bene, non resta nessuna superficie su cui lavorare. Un ripasso di dieci minuti, fatto oggi su una rubrica ancora corta, vale più di qualunque verifica affrettata tra sei mesi. Vale la pena ricordarlo anche a chi si avvicina adesso a questi strumenti, in una fase in cui l’uso si sta allargando a persone senza esperienza tecnica.
Domande frequenti
Ricevere un trasferimento sconosciuto è di per sé pericoloso?
No. Ricevere non concede permessi e non espone le chiavi: il tuo indirizzo compare in una riga di registro, nient’altro. Il pericolo nasce in un secondo momento, quando quella riga viene usata come fonte per copiare un indirizzo di destinazione oppure quando si segue un collegamento allegato e si firma qualcosa.
Posso cancellare quelle voci dalla cronologia?
Dalla catena no, perché il registro è immutabile per costruzione. Dall’interfaccia sì: la maggior parte dei portafogli consente di nascondere i token non riconosciuti e filtrare i trasferimenti a importo nullo, che è l’unico intervento possibile e serve soltanto a ridurre le occasioni di errore.
Perché il mio indirizzo risulta mittente di un trasferimento che non ho autorizzato?
Perché alcune implementazioni permettono di eseguire un trasferimento di quantità nulla senza controllare le autorizzazioni. L’evento registrato indica il tuo indirizzo come mittente, ma non si è mosso nulla e nessun permesso è stato concesso. È una manipolazione della cronologia, non una perdita di controllo del portafoglio.
Un dispositivo hardware mi protegge da questo attacco?
Solo se lo si usa per quello che serve. Il dispositivo mostra l’indirizzo di destinazione completo su uno schermo indipendente dal computer, quindi consente il confronto a blocchi; se però si conferma senza leggere, la firma prodotta è valida e la transazione parte verso l’indirizzo civetta esattamente come farebbe da un portafoglio installato sul telefono.
Come faccio a verificare un indirizzo ricevuto per la prima volta?
Chiedendone conferma su un canale diverso da quello da cui è arrivato e confrontando la stringa intera a gruppi di quattro caratteri. Fatto una volta, l’indirizzo va salvato in rubrica con un’etichetta chiara: da quel momento la verifica non si ripete e la fonte resta una sola.
