Con i blob i costi del secondo livello sono crollati, numeri alla mano

Come i blob hanno riscritto i costi layer 2: capacità per blocco, prezzo separato, diciotto giorni di conservazione e il confronto prima e dopo.

fiber optic cables

Il 13 marzo 2024 una rete di secondo livello pubblicava un lotto di transazioni pagando lo spazio dati alla stessa tariffa di qualunque altra informazione scritta sulla catena di base. Dal giorno successivo quella stessa pubblicazione passa da un mercato separato, con un prezzo che si forma per conto proprio, e la voce che fino a quel momento dominava il conto diventa la più piccola delle tre.

Il contenitore introdotto si chiama blob. Non è un’ottimizzazione del software né uno sconto deciso da qualcuno: è una struttura di dati nuova, con una capacità fissa, un prezzo che si aggiorna blocco per blocco e una scadenza oltre la quale i nodi possono cancellarla.

Quello che segue è il conto per esteso. Che cosa entra in un blob, quanto vive, come si forma la tariffa e dove finisce oggi il denaro che un utente paga per una transazione eseguita su un secondo livello. Il testo descrive la meccanica del protocollo e i costi di infrastruttura: non riguarda che cosa detenere, non contiene stime di valore e non è consulenza di alcun tipo.

Il quadro in cinque punti

  • Capienza fissa. Un blob trasporta 128 kibibyte, organizzati in 4096 elementi da 32 byte ciascuno.
  • Mercato a parte. Il prezzo dei blob non compete con quello delle transazioni ordinarie e si aggiorna secondo una regola esponenziale.
  • Scadenza. I dati restano disponibili per 4096 epoche, poco più di diciotto giorni, poi i nodi possono eliminarli.
  • Invisibili ai contratti. Il contenuto non è leggibile dal codice in esecuzione: sulla catena resta un impegno crittografico e la sua impronta.
  • Da verificare. Non tutte le reti hanno trasferito lo stesso risparmio all’utente, e il confronto si fa con due dati pubblici.

Che cosa contiene un blob e che cosa non contiene

Un blob è un blocco di dati allegato a una transazione ma tenuto fuori dalla memoria della macchina virtuale. La sua dimensione non è negoziabile: 4096 elementi di un campo finito, 32 byte per elemento, 131.072 byte in totale. Chi pubblica meno riempie il resto di zeri e paga lo stesso.

Sulla catena non finisce il contenuto, ma un impegno crittografico costruito su quei 4096 elementi, e nella transazione compare soltanto l’impronta di quell’impegno. Un contratto può leggere l’impronta e chiedere al protocollo di verificare che un certo valore corrisponda davvero a una posizione del blob, senza mai rileggere l’intero blocco di dati. È l’operazione che rende sostenibile l’intera costruzione: la verifica costa una cifra fissa, indipendente da quanto materiale è stato pubblicato.

La distinzione ha una conseguenza pratica che viene spesso confusa. I blob non servono a eseguire nulla e non aggiungono capacità di calcolo: servono a rendere disponibile a chiunque la sequenza di transazioni che un secondo livello ha elaborato altrove, così che chiunque possa ricostruire lo stato per conto proprio. Se quei dati non fossero pubblicati, nessuna prova e nessuna cauzione salverebbero l’utente.

I costi layer 2 prima dell’aggiornamento

Fino al marzo 2024 esisteva un solo posto dove scrivere: il campo dati della transazione ordinaria. La tariffa era di 16 unità di gas per ogni byte diverso da zero e 4 unità per ogni byte nullo, e quel consumo si sommava a tutto il resto nello stesso mercato.

Un lotto compresso da 100 kilobyte, con circa un quinto di byte nulli, consumava attorno a un milione e trecentomila unità di gas solo per essere scritto. Quella somma veniva divisa fra le transazioni contenute nel lotto e ricompariva nella commissione mostrata all’utente.

Il difetto strutturale era la concorrenza. Nei momenti di traffico intenso sulla catena di base, il prezzo del gas saliva per tutti, e la commissione su un secondo livello saliva insieme anche quando su quel secondo livello non era successo niente. L’utente pagava la congestione di un’altra rete, tramite un intermediario che si limitava a girargli il conto.

Un mercato delle commissioni separato

Con i blob la contabilità cambia unità di misura. Ogni blob consuma una quantità fissa di gas dedicato, 131.072 unità, e il blocco ha due soglie espresse in numero di blob: un obiettivo e un tetto. All’avvio erano tre e sei; un aggiornamento successivo del protocollo li ha portati a valori più alti, mantenendo la stessa struttura di obiettivo e tetto.

Il prezzo base si aggiorna a ogni blocco confrontando l’uso con l’obiettivo. Sopra l’obiettivo sale, sotto scende, con una regola esponenziale identica nella forma a quella che governa le transazioni ordinarie ma con un contatore proprio. Sotto l’obiettivo il prezzo scivola verso il minimo previsto, che è una singola unità indivisibile della valuta di rete: in quelle condizioni la pubblicazione dei dati costa una cifra trascurabile rispetto al resto del lotto.

Due dettagli che generano equivoci. Il pagamento del gas per blob non è convertibile né compensabile con quello ordinario: sono due contatori distinti che convivono nella stessa transazione. E la quota versata per i blob viene distrutta, non redistribuita, esattamente come la componente base delle commissioni normali. Le specifiche che descrivono il meccanismo sono pubbliche e raccolte nella raccolta delle proposte di modifica del protocollo, dove il testo riporta le costanti esatte.

Diciotto giorni, poi spariscono

Container impilati sul ponte di una nave da carico ormeggiata in porto

I blob non restano sulla catena per sempre, e questo è il punto che rende accettabile il loro prezzo. I nodi li conservano per 4096 epoche, un intervallo che corrisponde a poco più di diciotto giorni, dopodiché sono liberi di eliminarli senza violare nessuna regola.

La finestra non è arbitraria: deve essere abbastanza ampia perché chiunque abbia interesse a conservare quei dati riesca a scaricarli, verificarli e archiviarli, anche con qualche giorno di disservizio nel mezzo. Passato quel termine, la disponibilità dipende da archivi mantenuti fuori dal protocollo, che possono essere gestiti dallo stesso gruppo che sviluppa la rete oppure da terze parti indipendenti.

La domanda giusta da porre su una rete di secondo livello, quindi, non è se i dati siano pubblicati, ma chi li conserva dopo la scadenza e con quale ridondanza. Serve a un caso preciso e non teorico: ricostruire lo stato da zero, senza fidarsi di nessuno, quando il gruppo che gestisce la rete non collabora più. Se la risposta è un solo soggetto, la ricostruzione indipendente dipende da lui.

Prima e dopo, voce per voce

Voce Dati nel campo della transazione Dati in un blob
Chi può leggerli in esecuzione I contratti, byte per byte Nessuno: resta solo l’impronta dell’impegno
Come si forma il prezzo Stesso mercato delle altre transazioni Contatore separato, con obiettivo e tetto propri
Unità consumate 16 per byte non nullo, 4 per byte nullo 131.072 per blob, qualunque sia il riempimento
Capacità per blocco Limitata solo dal tetto di gas complessivo Espressa in numero di blob
Durata Permanente Poco più di diciotto giorni
Effetto della congestione ordinaria Diretto e immediato Indiretto, solo tramite la parte fissa del lotto

La riga che spiega quasi tutto è la terza. Prima si pagava a byte, quindi comprimere bene riduceva il conto in proporzione. Adesso si paga a contenitore: comprimere serve a farne stare di più dentro lo stesso blob, non a pagare meno per il singolo blob. Le strategie di pubblicazione delle reti si sono adeguate a questa aritmetica, accorpando lotti che prima venivano spediti separatamente.

Perché lo sconto non è arrivato uguale per tutti

Il costo di un lotto ha tre componenti e i blob ne hanno abbattuta una sola. Restano la verifica sulla catena di base, che si paga a lotto e non a transazione, e per le reti che allegano dimostrazioni matematiche il costo di produrle, che dipende da macchine dedicate e non dal prezzo dei dati.

Ne segue che una rete molto usata ha visto la commissione unitaria crollare, perché divide la parte fissa fra molte transazioni, mentre una rete con poco traffico continua a pagare quella parte fissa a ogni pubblicazione. Su reti quasi vuote la voce dominante oggi è il costo di esistere, non il costo dei dati.

C’è poi la parte che nessuna specifica regola: quanto del risparmio viene trasferito all’utente. Il confronto è possibile e usa due grandezze pubbliche, cioè quanto la rete versa alla catena di base in un periodo e quanto incassa dalle commissioni nello stesso periodo. La differenza è il margine di chi gestisce il servizio. Non è illegittimo che esista, ma va letto per quello che è, con la stessa attenzione che si applica a qualunque affermazione sull’efficienza di un’infrastruttura.

Quando i blob si riempiono, il prezzo si muove in fretta

Etichette di prezzo allineate sul bordo di uno scaffale in un negozio
ProjectManhattan . / CC BY-SA 3.0

La regola di aggiornamento è esponenziale, e questo cambia il comportamento rispetto a un mercato lineare. Ogni blocco che supera l’obiettivo moltiplica il prezzo base per un fattore di poco superiore a uno; ogni blocco sotto l’obiettivo lo divide per un fattore analogo. Una manciata di blocchi isolati non si nota, ma una sequenza prolungata di blocchi pieni produce aumenti di ordini di grandezza nell’arco di poche decine di minuti.

La discesa segue la stessa curva al contrario, ed è altrettanto rapida quando la domanda rientra. Il risultato è un prezzo che per lunghi periodi resta appiattito sul minimo e ogni tanto esplode, invece di oscillare in modo graduale.

La conseguenza meno intuitiva riguarda la provenienza della domanda. I blob li consumano poche decine di reti, non milioni di utenti, quindi bastano un paio di operatori che aumentino la cadenza di pubblicazione per spingere il prezzo per tutti gli altri. Una commissione che sale su una rete tranquilla si spiega spesso così: la congestione non è dove si sta operando, ma nel mercato dei dati condiviso.

Che cosa paga davvero l’utente oggi

La commissione mostrata prima di confermare una transazione su un secondo livello somma tre voci, e conviene saperle distinguere perché si muovono in modo indipendente.

  • Esecuzione locale. Il calcolo eseguito dalla rete di secondo livello, tariffato con un prezzo del gas deciso da quella rete, di solito stabile e molto basso.
  • Quota dei dati. La frazione del blob occupata dalla transazione, che oggi tende a poche frazioni di centesimo quando il mercato dei blob è scarico.
  • Quota della parte fissa. Verifica, aggiornamento dello stato ed eventuale dimostrazione, divisi per il numero di transazioni del lotto.

Da qui deriva un effetto che sorprende chi lo osserva per la prima volta: sulle reti di secondo livello la commissione unitaria scende quando la rete è affollata, perché la parte fissa si spalma su più utenti. È l’opposto di quanto accade sulla catena di base.

Va tenuto fuori dal conto il prelievo verso la catena principale, che è a tutti gli effetti un’operazione su quella catena e ne segue le tariffe. È la voce che rende poco sensato usare un secondo livello per una sola operazione di passaggio, mentre lo rende adatto a un uso continuativo e a pagamenti di importo contenuto, dove prima la commissione superava l’importo trasferito.

Sei controlli su una rete di secondo livello

  1. Verifica dove finiscono i dati. Alcune reti pubblicano ancora nel campo ordinario, altre appoggiano la disponibilità a un comitato esterno: sono modelli di sicurezza diversi, non varianti di prezzo.
  2. Guarda la cadenza dei lotti. Ogni quanto vengono pubblicati e quanti blob occupano: da lì si ricava la parte fissa da dividere.
  3. Chiedi chi conserva lo storico. Dopo diciotto giorni la disponibilità dipende da archivi esterni al protocollo.
  4. Confronta incassi e versamenti. Le due cifre sono pubbliche e la differenza racconta il margine.
  5. Cerca il canale di uscita forzata. Se esiste, quanto tempo richiede e se copre qualunque transazione o solo i movimenti verso la catena principale.
  6. Controlla le chiavi dei contratti. Chi può aggiornarli, con quale ritardo obbligatorio e con quale procedura di emergenza.

Nessuno dei sei richiede strumenti particolari: sono letture su un esploratore di blocchi e su documentazione pubblica. Chi segue l’adozione di queste reti dove le commissioni contano davvero trova in questi sei punti una base più solida di qualsiasi confronto basato sulla velocità dichiarata.

Domande frequenti

I blob hanno reso più economica anche la catena principale?

No, e non era l’obiettivo. Le transazioni ordinarie continuano a usare il loro mercato del gas, con le stesse regole di prima. L’effetto indiretto esiste ma è limitato: liberando spazio nel campo dati, i blob hanno tolto pressione a una parte della domanda, senza modificare il tetto di gas per blocco né il costo del calcolo.

Che cosa succede ai dati dopo diciotto giorni?

I nodi possono cancellarli e in genere lo fanno, perché conservarli non porta alcun vantaggio. Chi ha bisogno dello storico completo lo scarica entro la finestra e lo archivia per conto proprio. Le transazioni già confermate restano valide: quello che si perde è la possibilità di ricostruire lo stato da zero senza appoggiarsi a un archivio esterno.

Perché la commissione sale se la rete che uso è vuota?

Perché il prezzo dei blob è condiviso fra tutte le reti che li usano. Quando un paio di operatori aumenta la cadenza di pubblicazione, il contatore supera l’obiettivo e il prezzo base cresce per chiunque pubblichi in quei blocchi. Il rincaro si trasferisce alla commissione finale con qualche minuto di ritardo.

Un blob può contenere le transazioni di più reti?

Tecnicamente sì, e alcune costruzioni condividono lo spazio proprio per riempire i blob invece di pagarli mezzi vuoti. La complicazione sta nella suddivisione dei costi e nella responsabilità di pubblicare in tempo. Dove esiste, il coordinamento fra le reti coinvolte va documentato, perché introduce una dipendenza operativa in più.

Come verifico quanti blob usa una rete?

Gli esploratori della catena di base mostrano, per ogni indirizzo che pubblica lotti, il numero di blob allegati e il gas per blob speso. Sommando i valori di un giorno si ottiene la spesa reale della rete, da confrontare con le commissioni incassate nello stesso periodo. Sono due query pubbliche e non richiedono accessi privilegiati.

Il passaggio ai blob ha risolto un problema di prezzo e ne ha reso visibile un altro. Adesso che i dati costano poco, quello che decide la solidità di una rete di secondo livello è chi ordina le transazioni, chi conserva gli archivi e chi tiene le chiavi dei contratti: tre domande a cui si risponde leggendo la catena, non le presentazioni.

Ingegnere del software, lavora su sistemi distribuiti e legge codice prima di leggere i comunicati. Segue da vicino i livelli due, i meccanismi di consenso e gli incidenti tecnici documentati. Spiega come funziona un sistema, non quanto potrebbe valere.
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