Il position sizing basato sulla volatilità storica e sulla distanza dello stop, con esempi numerici a confronto con il metodo a percentuale fissa.
Due operazioni, stesso capitale, stessa percentuale di rischio impostata al due per cento. La prima è su un attivo che si muove in media dell’uno per cento al giorno, la seconda su uno che ne muove il sei. Chi ha dimensionato entrambe le posizioni con la stessa regola percentuale ha, senza accorgersene, accettato un rischio reale sei volte più alto sulla seconda operazione rispetto alla prima.
Il dimensionamento della posizione basato su una percentuale fissa del capitale, la regola più insegnata nei materiali introduttivi al trading, ignora quasi sempre un fattore decisivo, quello che stabilisce da solo se quella percentuale corrisponde davvero a un rischio ragionevole oppure a un azzardo mascherato da metodo: quanto si muove concretamente l’attivo che si sta scambiando in un giorno normale. Due mercati diversi con la stessa percentuale di capitale a rischio non hanno lo stesso rischio reale, a meno che la distanza dello stop non venga adattata alla volatilità di ciascuno.
Questo testo descrive un metodo di dimensionamento basato sulla volatilità storica e sulla distanza dello stop, con un confronto numerico diretto contro il metodo a percentuale fissa. Riguarda la meccanica del calcolo, non una previsione su quale direzione prenderà il mercato.
Il metodo in breve
- Il rischio si fissa in valuta, non in unità dell’attivo. Si decide quanto si è disposti a perdere in euro su un’operazione, prima di tutto il resto.
- La distanza dello stop dipende dalla volatilità. Un attivo più volatile richiede uno stop più largo per non essere colpito dal rumore normale del prezzo.
- La taglia della posizione è una conseguenza, non un punto di partenza. Si calcola dividendo il rischio in valuta per la distanza dello stop.
- Attivi diversi, taglie diverse a parità di rischio. È il meccanismo che rende comparabile il rischio reale fra mercati con comportamento diverso.
- Il metodo non predice nulla. Decide solo quanto capitale esporre, non se l’operazione andrà bene.
Il problema della percentuale fissa applicata senza contesto
Il metodo a percentuale fissa stabilisce che ogni operazione rischi la stessa quota del capitale totale, per esempio l’uno o il due per cento, calcolata sulla distanza fra il prezzo di ingresso e quello dello stop di protezione. Il problema non è la logica del metodo, che è corretta, ma la pratica diffusa di impostare uno stop a una distanza fissa in percentuale dal prezzo, senza guardare quanto quel prezzo si muove normalmente in un giorno o in una settimana.
Uno stop troppo stretto rispetto alla volatilità naturale dell’attivo viene colpito dal normale rumore del mercato, generando una serie di piccole perdite che non hanno nulla a che vedere con la qualità della strategia sottostante. Uno stop troppo largo, al contrario, espone a una perdita superiore a quella che l’operatore crede di aver accettato, semplicemente perché non ha misurato correttamente lo spazio che il prezzo occupa normalmente.
Il position sizing corretto nasce proprio dal risolvere questo doppio problema insieme: non si tratta di scegliere una taglia di posizione a sensazione, né di applicare una regola identica a ogni mercato, ma di far dipendere la taglia da un dato misurabile e aggiornato con regolarità, il movimento reale recente dell’attivo, invece che da un’abitudine presa da un altro contesto, da un altro strumento o da un consiglio ascoltato senza verifica.
Come si misura la volatilità storica ai fini del dimensionamento
La misura più diffusa per questo scopo è l’ampiezza media del range giornaliero, calcolata su un periodo recente, tipicamente le ultime due o tre settimane di contrattazioni. Questo indicatore restituisce una stima di quanto un attivo si muove in una giornata tipica, comprendendo sia i movimenti dentro la seduta sia i salti fra una chiusura e l’apertura successiva.
Il valore ottenuto diventa l’unità di misura con cui impostare la distanza dello stop: invece di scegliere una percentuale arbitraria del prezzo, si sceglie un multiplo di questa misura di volatilità, tipicamente compreso fra una volta e mezzo e tre volte il valore medio, a seconda di quanto tempo si intende mantenere la posizione aperta e di quanto rumore normale si vuole tollerare prima che lo stop intervenga.
Come calcolare il position sizing, passo dopo passo

- Definire il rischio massimo in valuta. Una quota fissa del capitale totale, per esempio il due per cento, tradotta in un importo assoluto.
- Misurare la volatilità recente dell’attivo. Calcolare l’ampiezza media del range giornaliero sulle ultime due o tre settimane.
- Stabilire il multiplo di volatilità per lo stop. Scegliere, in base all’orizzonte dell’operazione, quante volte quella misura separerà l’ingresso dallo stop.
- Calcolare la distanza dello stop in valuta. Moltiplicare la volatilità misurata per il multiplo scelto.
- Dividere il rischio massimo per la distanza dello stop. Il risultato è la quantità dell’attivo da acquistare o vendere.
Il risultato finale è una taglia di posizione che, se lo stop viene colpito, produce esattamente la perdita in valuta stabilita al primo passaggio, indipendentemente da quanto l’attivo scelto sia volatile rispetto a un altro trattato con lo stesso metodo nello stesso periodo.
Un esempio numerico completo
Un capitale di ventimila euro, con un rischio massimo per operazione fissato al due per cento, corrisponde a quattrocento euro di perdita massima accettata. Su un primo attivo, con un’ampiezza media giornaliera pari all’uno per cento del prezzo e un multiplo di volatilità scelto pari a due, lo stop viene collocato al due per cento di distanza dal prezzo di ingresso.
Su un secondo attivo, con un’ampiezza media giornaliera pari al quattro per cento del prezzo e lo stesso multiplo di volatilità, lo stop viene collocato all’otto per cento di distanza. Applicando la formula, la taglia della posizione sul secondo attivo risulta un quarto di quella sul primo, a parità di rischio in valuta assoluta. Chi avesse usato una percentuale fissa identica su entrambi avrebbe accettato, sul secondo attivo, un rischio quattro volte superiore a quello previsto.
L’esempio mostra perché il metodo basato sulla volatilità produce, quasi sempre, taglie di posizione più piccole sugli attivi più movimentati e più grandi su quelli più stabili, un risultato che va nella direzione opposta a quello che l’intuito suggerirebbe a chi cerca semplicemente l’operazione con il potenziale di guadagno più alto in valore assoluto, senza correggere per il rischio effettivamente corso.
Il confronto con il dimensionamento a percentuale fissa

| Metodo | Come si calcola la taglia | Rischio reale su attivo poco volatile | Rischio reale su attivo molto volatile |
|---|---|---|---|
| Percentuale fissa sul prezzo | Stop a distanza percentuale identica per ogni attivo | Spesso sotto il target impostato | Spesso sopra il target impostato |
| Basato sulla volatilità | Stop calcolato sul movimento reale recente | Coerente con il target impostato | Coerente con il target impostato |
La riga che conta di più è la terza colonna: è lì che il metodo a percentuale fissa espone più del previsto, proprio sugli attivi che, per la loro natura, produrrebbero già le perdite più dolorose in caso di errore di calcolo.
Quando il multiplo di volatilità va aumentato o ridotto
Un multiplo più stretto riduce la distanza dello stop e aumenta la taglia della posizione a parità di rischio, ma alza la probabilità che il normale rumore del prezzo attivi lo stop prima che l’operazione abbia il tempo di svilupparsi nella direzione attesa. È una scelta adatta a operazioni di breve durata, dove si accetta un tasso di uscite premature più alto in cambio di una maggiore esposizione quando l’operazione funziona.
Un multiplo più ampio riduce la taglia della posizione ma lascia più spazio al normale andamento del prezzo prima di considerare invalidata l’idea di partenza. È la scelta più coerente con operazioni pensate per durare più a lungo, dove uno stop troppo stretto rischierebbe di uscire dalla posizione per un movimento privo di significato rispetto all’orizzonte temporale previsto.
Non esiste un multiplo corretto in assoluto, ed è un errore cercarne uno valido per ogni strategia e per ogni condizione di mercato. Il criterio più affidabile resta l’osservazione diretta e ripetuta nel tempo: verificare, su un campione sufficiente di operazioni passate, quanto spesso un dato multiplo avrebbe fatto uscire la posizione per semplice rumore rispetto a quante volte avrebbe effettivamente limitato una perdita reale legata a un’inversione duratura del movimento.
Il limite di questo metodo, detto senza sconti
Il dimensionamento basato sulla volatilità storica assume che il comportamento recente dell’attivo sia un’indicazione ragionevole del comportamento nell’immediato futuro, un’assunzione che regge nella maggior parte delle condizioni di mercato ma che può fallire in modo brusco in presenza di un evento improvviso che cambia il regime di volatilità da un giorno all’altro.
Per questo motivo il metodo non sostituisce altre pratiche di gestione del rischio, come il limite al numero di posizioni aperte contemporaneamente su attivi correlati, o la revisione periodica della misura di volatilità usata, che va aggiornata con regolarità e non calcolata una sola volta e poi mantenuta fissa per mesi indipendentemente da come cambia il comportamento del mercato.
Un secondo limite riguarda la correlazione fra posizioni aperte contemporaneamente: dimensionare correttamente ogni singola operazione sulla propria volatilità non impedisce che più posizioni su attivi che si muovono insieme espongano, nel complesso, a un rischio molto più alto della somma delle singole percentuali pianificate. Il calcolo descritto in questo testo va quindi accompagnato da un limite separato sull’esposizione aggregata a mercati correlati tra loro.
Come integrarlo in una pratica di trading esistente
Chi già tiene un registro delle proprie operazioni può aggiungere due colonne, la volatilità misurata al momento dell’ingresso e il multiplo scelto per quella specifica operazione, per verificare a posteriori se il metodo ha effettivamente prodotto perdite coerenti con il rischio pianificato. Questa verifica è più utile di qualunque backtest teorico, perché usa i dati reali della propria attività invece di condizioni ipotetiche.
Integrare il position sizing basato sulla volatilità in una pratica già esistente non richiede di abbandonare le regole di gestione del capitale già in uso: richiede solo di sostituire il modo in cui si calcola la distanza dello stop, lasciando invariata la percentuale di capitale che si è disposti a rischiare su ogni singola operazione.
Vale anche la pena confrontare questo approccio con quanto discusso a proposito di come si comporta la volatilità sui mercati digitali, perché la stima corretta di questo singolo parametro è la base su cui si costruisce l’intero calcolo del dimensionamento, indipendentemente da quale multiplo o quale percentuale di rischio si scelga di applicare.
Domande frequenti
Quale periodo è meglio usare per misurare la volatilità?
Un periodo troppo breve, come pochi giorni, produce una stima instabile che cambia molto da un calcolo all’altro. Un periodo troppo lungo diluisce eventuali cambiamenti recenti nel comportamento dell’attivo. Un intervallo fra le due e le tre settimane è un compromesso ragionevole per la maggior parte delle situazioni, con aggiustamenti in base all’orizzonte dell’operazione.
Questo metodo funziona anche con la leva finanziaria?
Sì, il calcolo determina la taglia della posizione in termini di esposizione totale, indipendentemente da quanto capitale proprio viene effettivamente impegnato grazie alla leva. Va comunque tenuto conto separatamente del margine richiesto, che è un vincolo distinto dal rischio calcolato sulla distanza dello stop.
Posso usare lo stesso multiplo di volatilità per ogni operazione?
È possibile, ma riduce la flessibilità del metodo. Adattare il multiplo alla durata prevista dell’operazione e alle condizioni generali del mercato in quel momento produce risultati più coerenti rispetto a un valore fisso applicato senza distinzione a ogni situazione.
Che cosa succede se la volatilità cambia bruscamente dopo l’ingresso?
Il dimensionamento è stato calcolato sulla volatilità osservata al momento dell’ingresso, e non si aggiorna automaticamente. Un cambiamento successivo del regime di volatilità va gestito con una decisione attiva, per esempio riducendo la posizione o stringendo lo stop, non lasciando che il calcolo iniziale resti valido a tempo indeterminato.
Questo metodo elimina il rischio di perdite consecutive?
No, nessun metodo di dimensionamento elimina la possibilità di una sequenza di perdite. Il suo scopo è mantenere ogni singola perdita coerente con il livello di rischio pianificato, così che una sequenza sfavorevole resti gestibile invece di produrre un danno sproporzionato rispetto alle aspettative.
Vale infine la pena ricordare che nessun dimensionamento, per quanto accurato, sostituisce una selezione ragionevole delle operazioni da intraprendere. Il position sizing decide quanto rischiare quando si è già deciso di entrare; non decide se quella particolare operazione meriti di essere aperta, una valutazione che appartiene ad altri strumenti di analisi e che resta comunque necessaria a monte del calcolo descritto qui.
Il dimensionamento basato sulla volatilità non rende un’operazione più redditizia: la rende semplicemente coerente con il rischio che si intendeva davvero correre, qualcosa che una percentuale fissa applicata senza guardare il mercato raramente riesce a garantire.
