Riusare la stessa garanzia moltiplica le condizioni di penalizzazione

Come funziona il restaking livello per livello: condizioni di penalizzazione che si sommano, concentrazione degli operatori e tempi reali di uscita.

Torre di blocchi di legno impilati in modo instabile su un piano chiaro
perpetual.fostering / BY 2.0

Un deposito vincolato garantisce il corretto funzionamento di una rete: se chi lo ha vincolato si comporta male, una parte viene decurtata. È un meccanismo semplice e verificabile, con una sola condizione di penalizzazione e un solo soggetto che la applica.

Il riuso della garanzia rompe quella semplicità. Lo stesso deposito viene offerto come collaterale anche ad altri servizi, ciascuno con le proprie regole, ciascuno con la propria facoltà di decurtarlo. Il capitale resta uno; le condizioni che possono aggredirlo diventano tre, cinque, dieci.

Quello che segue descrive la meccanica di questo riuso, dove si sommano le condizioni di penalizzazione, chi le applica e quali concentrazioni di rischio ne derivano. È una ricostruzione tecnica: non contiene valutazioni sulla convenienza di aderire a un qualsiasi schema né stime di remunerazione.

Il meccanismo in cinque punti

  • Un capitale, più garanzie. Lo stesso deposito vincolato serve contemporaneamente da collaterale per servizi ulteriori rispetto alla rete di base.
  • Le penalizzazioni non si sostituiscono. Ogni servizio aggiunge le proprie condizioni a quelle già esistenti sul livello sottostante.
  • Chi giudica cambia a ogni livello. La rete di base applica regole verificabili dal protocollo; i servizi ulteriori spesso si affidano a contratti e a comitati.
  • Pochi operatori, molti servizi. La concentrazione è la fonte di rischio più concreta e la meno visibile dall’esterno.
  • L’uscita non è immediata. Ai tempi di sblocco della rete di base si sommano periodi di garanzia richiesti dai singoli servizi.

Da dove nasce l’idea di riusare la garanzia

Ogni servizio che deve offrire garanzie economiche ha lo stesso problema iniziale: raccogliere capitale sufficiente perché il costo di comportarsi male superi il beneficio. Un oracolo, un livello di disponibilità dei dati, un ponte fra reti, un ordinatore di transazioni: tutti hanno bisogno di un deposito aggredibile e di qualcuno disposto a metterlo.

Costruire quella base da zero è lento e costoso. Il riuso propone una scorciatoia: invece di raccogliere capitale nuovo, si prende in prestito la sicurezza economica già accumulata su una rete matura, offrendo a chi la detiene una remunerazione aggiuntiva in cambio dell’assunzione di nuove condizioni di penalizzazione.

L’idea è coerente e il suo costo è altrettanto evidente: la sicurezza economica non viene creata, viene condivisa. Lo stesso euro garantisce più impegni contemporaneamente, quindi la copertura effettiva di ciascuno è inferiore a quanto la somma dichiarata suggerirebbe. È una differenza che ricorda quella fra capitale proprio e capitale contabilizzato più volte, e che vale la pena tenere presente quando si legge di infrastrutture costruite sopra altre infrastrutture.

Va detto che il problema affrontato da questi schemi è reale. Un servizio nuovo che debba offrire garanzie economiche parte da zero, e senza una base di capitale il suo funzionamento dipende soltanto dalla reputazione di chi lo gestisce. Il riuso della garanzia sostituisce quella reputazione con un impegno aggredibile, il che rispetto al punto di partenza è un miglioramento e non un peggioramento.

Come funziona il restaking, livello per livello

Il restaking si compone di tre livelli distinti e conviene tenerli separati, perché i rischi non si distribuiscono in modo uniforme fra di essi.

Al primo livello c’è la rete di base, con il proprio meccanismo di consenso e le proprie condizioni di penalizzazione, in genere poche e verificabili dal protocollo stesso: firma doppia, voti contraddittori, assenza prolungata. Sono regole deterministiche, applicate senza intervento umano.

Al secondo livello c’è il contratto che raccoglie le deleghe e le mette a disposizione dei servizi. Custodisce, tiene la contabilità delle adesioni e applica materialmente le decurtazioni quando gli vengono comunicate. Al terzo livello ci sono i singoli servizi, ciascuno con la propria logica, i propri criteri di penalizzazione e i propri operatori.

Chi delega si trova quindi esposto a tre insiemi di regole sovrapposti. Il primo è pubblico e stabile da anni; il secondo dipende dal codice di un contratto e da chi ne detiene le chiavi di aggiornamento; il terzo cambia a ogni servizio a cui si aderisce.

Le due vie: nativa e tramite token derivati

La prima via consiste nell’orientare le credenziali di prelievo del proprio deposito verso il contratto che coordina i servizi. Il capitale resta vincolato sulla rete di base e il contratto acquisisce la facoltà di intercettare i prelievi in caso di penalizzazione. È la modalità più diretta e richiede di gestire l’infrastruttura di validazione.

La seconda consiste nel depositare nel contratto un token che rappresenta una posizione vincolata presso un servizio di delega. In questo caso i livelli diventano quattro, perché fra il capitale e i servizi si inserisce l’emittente del token, con il proprio contratto, le proprie chiavi e i propri criteri.

Profilo Via nativa Via tramite token derivati
Livelli attraversati Tre Quattro o più
Competenze richieste Gestione di un nodo Nessuna oltre l’uso di un portafoglio
Esposizione al codice Contratto di coordinamento e servizi Anche contratto dell’emittente del derivato
Uscita rapida Non disponibile Vendita del derivato sul mercato
Rischio di scostamento del prezzo Assente Presente e più marcato nelle fasi di tensione

La riga sull’uscita rapida è quella che genera più equivoci. La possibilità di vendere il derivato non è una via di uscita dal vincolo: è il trasferimento della posizione a qualcun altro, a un prezzo che nei momenti di tensione può scostarsi sensibilmente dal valore sottostante.

Le condizioni di penalizzazione si sommano

Catena metallica arrugginita tesa fra due ganci con anelli di dimensioni diverse

Sulla rete di base le condizioni sono poche e ben definite. Ogni servizio a cui si aderisce ne aggiunge di proprie, che non sostituiscono le precedenti: si affiancano. Il capitale esposto resta lo stesso, il numero di eventi che possono aggredirlo cresce a ogni adesione.

Livello Tipo di condizione Chi la accerta Verificabilità
Rete di base Firma doppia, voti contraddittori Il protocollo Deterministica e pubblica
Contratto di coordinamento Esecuzione della decurtazione Il contratto Dipende dal codice
Servizio di attestazione dei dati Dati non disponibili o non conformi Comitato o contratto del servizio Parziale
Servizio di oracolo Valore fuori tolleranza o mancato aggiornamento Contratto del servizio Dipende dai parametri
Servizio di ordinamento Mancata inclusione o ordine non conforme Regole specifiche Spesso soggettiva

La colonna sulla verificabilità è la più importante e la meno letta. Una condizione deterministica può essere provata da chiunque osservi la catena; una condizione che dipende dal giudizio di un comitato richiede fiducia in quel comitato. Passare dal primo tipo al secondo cambia la natura dell’impegno, non solo la sua ampiezza.

Chi decide quando scatta la penalizzazione

Sulla rete di base non decide nessuno: la prova dell’infrazione è contenuta nei dati e chiunque può presentarla. È una proprietà preziosa perché elimina la discrezionalità e rende il rischio calcolabile.

Ai livelli superiori la situazione cambia. Alcuni servizi definiscono condizioni altrettanto oggettive, ma molti si affidano a comitati incaricati di valutare le segnalazioni, spesso con un potere di veto sull’applicazione della decurtazione. Il veto serve a proteggere da errori del codice e introduce un soggetto che può decidere in un senso o nell’altro.

La domanda da porre per ogni servizio è quindi doppia: quali comportamenti sono penalizzati e chi accerta che siano avvenuti. Se la risposta alla seconda è un insieme ristretto di indirizzi, quel gruppo è il vero garante dell’impegno, indipendentemente da quanto sofisticata sia la crittografia impiegata a monte.

La concentrazione degli operatori

La delega passa quasi sempre attraverso operatori professionali che gestiscono l’infrastruttura per conto di molti deleganti. Il numero di questi operatori è ridotto, e ciascuno tende ad aderire a molti servizi contemporaneamente, perché è il modo di rendere sostenibile la propria attività.

Ne discende una struttura a stella poco intuitiva: un errore di configurazione, un aggiornamento sbagliato o un guasto presso un singolo operatore non colpisce un servizio, ma tutti quelli a cui quell’operatore ha aderito, e colpisce contemporaneamente tutti i deleganti che si sono affidati a lui.

Chi delega dovrebbe quindi guardare due numeri prima di ogni altro: quanti operatori distinti servono lo schema e quale quota è concentrata sul più grande. Sono dati che i cruscotti pubblici espongono e che quasi nessuno consulta, mentre l’attenzione si concentra su cifre di gran lunga meno informative, come il totale del capitale vincolato.

Un terzo dato, ancora meno considerato, riguarda dove l’infrastruttura viene materialmente eseguita. Due operatori formalmente distinti ma ospitati nella stessa regione dello stesso fornitore di capacità di calcolo condividono un guasto, e in quel caso il loro numero non offre la diversificazione che sembra promettere.

Il rischio correlato e l’effetto a catena

Quadro elettrico aperto con file di interruttori automatici e cavi ordinati
Killarnee / CC BY-SA 4.0

Il modello economico presuppone che le penalizzazioni siano eventi rari e indipendenti. Con il riuso della garanzia entrambe le ipotesi si indeboliscono, e la seconda molto più della prima.

Un’infrazione commessa da un operatore su un servizio segnala quasi sempre un problema che riguarda anche gli altri servizi da lui gestiti, perché condividono la stessa infrastruttura, la stessa configurazione e spesso lo stesso codice. Le decurtazioni tendono quindi ad arrivare insieme, non distribuite nel tempo.

Il secondo canale di propagazione è economico. Una decurtazione riduce il valore sottostante dei token derivati che rappresentano quelle posizioni; se quei token sono usati come collaterale altrove, la riduzione innesca richieste di reintegro e chiusure forzate. Il meccanismo è lo stesso che si osserva nei protocolli di prestito descritti nella panoramica sulla finanza decentralizzata, con l’aggravante che qui la causa iniziale non è un movimento di prezzo ma un evento operativo.

I tempi di uscita e la porta stretta

Uscire da una posizione vincolata richiede tempo anche sulla rete di base, dove esiste una coda di prelievo dimensionata per evitare abbandoni di massa. Il riuso aggiunge un secondo tempo: ogni servizio richiede che la garanzia resti disponibile per un periodo successivo alla revoca dell’adesione, così da poter penalizzare comportamenti scoperti in ritardo.

I due tempi si sommano e vanno letti nella documentazione di ciascun servizio, perché non sono uniformi. Un’uscita che sulla carta richiede pochi giorni può richiederne molti di più se si è aderito a servizi con periodi di garanzia lunghi.

Durante l’attesa l’unica via rapida è la vendita del derivato, ammesso che ne esista uno e che ci sia un mercato. Ed è proprio nelle fasi in cui tutti vogliono uscire che quel mercato si assottiglia e il prezzo si allontana dal valore sottostante, con un’ampiezza che nessuno può stimare in anticipo, come accade a molti strumenti nelle fasi descritte fra le tendenze che si osservano nel settore.

Nove domande da fare prima di aderire

  1. Quali sono, elencate una per una, le condizioni di penalizzazione di ciascun servizio a cui la delega aderisce?
  2. Quali fra queste sono verificabili dal protocollo e quali dipendono dal giudizio di un comitato?
  3. Qual è la decurtazione massima prevista per ciascuna condizione, espressa in percentuale del capitale vincolato?
  4. Chi detiene le chiavi che possono modificare i parametri del contratto di coordinamento, e con quale preavviso?
  5. Quanti operatori distinti servono lo schema e quale quota è concentrata sul primo?
  6. Quanto dura il periodo di garanzia successivo alla revoca dell’adesione, servizio per servizio?
  7. Il codice di ciascun servizio è stato sottoposto a revisione indipendente, e i rapporti sono pubblici?
  8. Esiste un fondo destinato a coprire le decurtazioni derivanti da errori del codice, e chi lo alimenta?
  9. Che cosa accade alla posizione se uno dei servizi cessa l’attività senza liberare la garanzia?

La quarta domanda è quella che seleziona di più. Un contratto i cui parametri di penalizzazione possono essere modificati da un gruppo ristretto senza preavviso espone a un rischio che nessuna analisi del codice attuale può quantificare, perché il codice attuale non è quello che varrà domani.

Che cosa dice il quadro regolatorio

Il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività disciplina l’offerta al pubblico e la prestazione di servizi, e chi offre schemi di questo tipo a clienti nell’Unione può ricadere nel perimetro dei prestatori di servizi soggetti ad autorizzazione. La qualificazione dipende dalle modalità concrete dell’offerta e non è uniforme in tutti i casi.

Le indicazioni generali e i documenti tecnici sono pubblicati dall’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, mentre le specifiche tecniche sui meccanismi di deposito e prelievo delle reti a contratti programmabili sono raccolte nella collezione delle proposte di riferimento.

Resta un punto che nessun quadro normativo risolve: un capitale che garantisce contemporaneamente più impegni non è più capiente di uno che ne garantisce uno solo. La dimensione complessiva dichiarata da uno schema di questo tipo somma le adesioni, non le coperture, e va letta con quella consapevolezza, insieme alle considerazioni valide per qualunque infrastruttura di rete recente.

Domande frequenti

Il riuso della garanzia aumenta il rischio di penalizzazione o solo la sua ampiezza?

Entrambi. Aumenta il numero di eventi che possono causare una decurtazione, perché ogni servizio aggiunge le proprie condizioni, e aumenta l’ampiezza possibile, perché più decurtazioni possono colpire lo stesso capitale nello stesso periodo.

Delegare a un operatore riduce la mia esposizione?

Riduce l’onere operativo, non l’esposizione economica. Le decurtazioni ricadono sul capitale delegato, quindi sul delegante. La scelta dell’operatore è la variabile su cui si può realmente incidere, e la sua concentrazione è il dato da verificare per primo.

I token che rappresentano posizioni riusate sono equivalenti al sottostante?

No. Sono crediti verso un contratto, con un valore di mercato che può discostarsi dal sottostante, soprattutto nelle fasi in cui molti vogliono uscire contemporaneamente. Il loro impiego come collaterale altrove aggiunge un canale di propagazione ulteriore.

Posso uscire quando voglio?

Si può revocare l’adesione, ma la garanzia resta vincolata per il periodo previsto da ciascun servizio, che si somma alla coda di prelievo della rete di base. L’unica uscita rapida è la cessione della posizione a un altro soggetto, alle condizioni del momento.

Come si valuta la solidità di un singolo servizio?

Guardando quattro elementi: la natura verificabile o discrezionale delle sue condizioni di penalizzazione, chi detiene le chiavi di aggiornamento, l’esistenza di revisioni indipendenti pubblicate e la distribuzione dei suoi operatori. Il capitale complessivo dichiarato non è fra questi.

La sicurezza economica non si duplica riusandola. Chi aderisce a più servizi con lo stesso deposito non moltiplica le garanzie: moltiplica i modi in cui quel deposito può essere aggredito, e li accetta tutti insieme.

Ingegnere del software, lavora su sistemi distribuiti e legge codice prima di leggere i comunicati. Segue da vicino i livelli due, i meccanismi di consenso e gli incidenti tecnici documentati. Spiega come funziona un sistema, non quanto potrebbe valere.
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