Scambi fittizi sui marketplace, riconoscerli dai dati pubblici

Wash trading NFT: i quattro indicatori leggibili sulla catena, dai cicli fra portafogli collegati alle commissioni senza logica, e come verificarli gratis.

art auction room

Un pezzo cambia proprietario quattro volte in dieci giorni, ogni volta a un prezzo più alto, ogni volta fra indirizzi creati lo stesso pomeriggio. Alla quinta operazione compare un acquirente estraneo, che paga il prezzo costruito dalle quattro precedenti. Nessuna delle quattro era un incidente: erano lo scopo dell’esercizio.

La circostanza favorevole, per chi guarda, è che tutto questo resta scritto. Una sede di scambio decide che cosa mostrare nelle proprie classifiche, ma i trasferimenti, i prezzi e le commissioni pagate finiscono su un registro pubblico che chiunque può leggere senza autorizzazione e senza costi.

Quello che segue elenca gli indicatori osservabili sulla catena, il modo di verificarli con strumenti gratuiti e il limite di ciascuno. È un’analisi di dati pubblici a scopo informativo: nessun indicatore prova da solo un intento illecito, e la qualificazione di un comportamento spetta all’autorità competente.

I quattro indicatori che contano

  • Il ciclo chiuso. Lo stesso pezzo torna a un proprietario precedente in tempi brevi, magari passando per un terzo indirizzo.
  • La provenienza comune. Le due parti dell’operazione hanno ricevuto i fondi dallo stesso indirizzo, spesso poco prima.
  • Il conto che non torna. Le commissioni pagate superano qualunque differenza di prezzo ottenuta, e la cosa si ripete.
  • La cadenza meccanica. Intervalli regolari, incrementi di prezzo identici, operazioni raggruppate nella stessa manciata di blocchi.
  • Nessuno vale da solo. Ogni segnale ha una spiegazione innocua plausibile; è la loro sovrapposizione a spostare il giudizio.

Che cosa si intende per scambio fittizio

Uno scambio fittizio è un’operazione in cui chi vende e chi compra fanno capo allo stesso interesse economico. Formalmente il pezzo si sposta, il prezzo viene registrato e la sede lo conteggia; sostanzialmente nessun rischio passa di mano, perché il proprietario finale è il proprietario iniziale.

Gli scopi ricorrenti sono due. Il primo è costruire una storia di prezzi: una serie di vendite crescenti fabbrica un riferimento che il compratore successivo userà come metro di giudizio, in assenza di qualunque altro. Il secondo è intercettare incentivi distribuiti in proporzione al volume scambiato, che trasformano un’operazione in perdita in un’operazione remunerata da un soggetto terzo.

Va tenuta distinta un’ipotesi legittima e frequentissima: il trasferimento fra portafogli della stessa persona. Quel movimento non passa dal contratto di una sede, non ha un prezzo associato e non paga nessuna commissione di piattaforma. È visibile e non va confuso con una vendita, anche se molti aggregatori superficiali lo conteggiano lo stesso.

Come si riconosce il wash trading NFT sulla catena

Il metodo per riconoscere il wash trading NFT parte sempre dal pezzo, non dall’indirizzo. Si prende l’identificativo del token dentro il suo contratto e si ricostruisce l’elenco completo dei trasferimenti, con blocco, data, controparti e importo pagato. È l’unico documento che serve davvero, e si ottiene in pochi minuti.

Su quell’elenco si applicano quattro letture in sequenza. Prima la forma del grafo, cioè chi passa a chi. Poi la storia economica di ciascuna controparte, cioè da dove le sono arrivati i fondi. Poi l’aritmetica di ogni passaggio, commissioni comprese. Infine la distribuzione nel tempo.

L’ordine non è casuale. La forma del grafo è l’unica lettura che si fa a colpo d’occhio e restringe il campo; le altre tre servono a decidere se un ciclo apparente ha una spiegazione ordinaria. Chi salta la prima e comincia dai numeri finisce per verificare centinaia di operazioni normali.

Primo indicatore: i portafogli che si rimandano lo stesso pezzo

Ragnatela coperta di gocce di rugiada tesa fra due rami al mattino presto

Il segnale più elementare è il ritorno. Un pezzo venduto dall’indirizzo A all’indirizzo B e riacquistato da A poche ore dopo descrive un ciclo di lunghezza due. Su un mercato di oggetti unici il fenomeno è raro: chi vende una collezione raramente la ricompra il giorno stesso, e quando lo fa lascia altre tracce.

I cicli di lunghezza tre e quattro sono più comuni perché costano poco in più e ingannano lo sguardo distratto. A cede a B, B cede a C, C torna a cedere ad A: la catena sembra un percorso di mercato, ma la chiusura resta. Contare quante volte un indirizzo ricompare nella storia di un singolo pezzo è la misura più rapida che esista.

Due parametri rendono il segnale interpretabile. L’intervallo fra il primo passaggio e la chiusura del ciclo, perché settimane sono compatibili con un ripensamento e minuti no. E il numero di pezzi diversi su cui gli stessi indirizzi compaiono insieme: due portafogli che si incontrano una volta sono un caso, gli stessi due su venti pezzi sono un metodo.

Secondo indicatore: la provenienza comune dei fondi

Ogni indirizzo che paga qualcosa ha dovuto ricevere prima. Risalire di un solo passo la storia delle due controparti risponde a una domanda dirimente: chi ha finanziato l’acquirente. Quando la risposta coincide con il venditore, o con un indirizzo che ha finanziato anche il venditore, la vendita perde gran parte del suo significato.

Il caso più visibile è quello dell’importo esatto. Un indirizzo nuovo riceve la somma necessaria per l’acquisto più il minimo per pagare la commissione di rete, compra e non fa più nulla. Nessuna attività precedente, nessuna successiva, nessun saldo residuo. È un contenitore, e la sua vita intera dura tre transazioni.

Anche qui esistono spiegazioni ordinarie. Un servizio di custodia raggruppa gli invii di molti clienti e produce inevitabilmente antenati comuni. Un finanziamento arrivato dalla stessa sede di scambio non dice nulla, perché quella sede finanzia milioni di indirizzi. Il segnale conta quando l’antenato comune è un indirizzo ordinario, con poche decine di operazioni, tutte dirette alla stessa cerchia. Chi frequenta le piazze in cui questi pezzi si scambiano riconosce la differenza dopo poche verifiche.

Terzo indicatore: commissioni che superano il guadagno

Ogni vendita su una sede paga tre voci: la commissione della piattaforma, l’eventuale quota destinata all’autore e la commissione di rete di entrambe le transazioni. Sommate, definiscono la soglia sotto la quale un giro completo è una perdita certa, e quella soglia si calcola con l’aritmetica delle elementari.

Un esempio rende l’idea. Un pezzo venduto a mille unità di conto con una commissione di piattaforma del due per cento e una quota per l’autore del cinque per cento lascia al venditore novecentotrenta. Se lo stesso soggetto lo ricompra a mille, il giro completo è costato settanta unità più le commissioni di rete, e il prezzo pubblico è rimasto identico. Ripetuto dieci volte, il conto arriva a settecento unità bruciate per costruire una storia.

Qui sta il punto che rende l’indicatore forte: nessuno perde denaro con regolarità senza una ragione. Le ragioni possibili sono due, ed entrambe interessanti. O la perdita è un investimento sul prezzo che qualcun altro pagherà, o è compensata da un incentivo distribuito da un terzo in proporzione al volume, nel qual caso la perdita apparente è un ricavo effettivo.

Quarto indicatore: la cadenza regolare delle operazioni

Il comportamento umano è irregolare, quello automatizzato no. Una serie di vendite distanziate quasi sempre dello stesso numero di minuti, o concentrate in una manciata di blocchi consecutivi a intervalli di poche ore, ha una firma che si vede anche senza strumenti statistici.

Gli incrementi di prezzo raccontano la stessa cosa. Passaggi che salgono di una percentuale identica, o che si fermano su cifre tonde a ogni scalino, descrivono una scaletta decisa in anticipo. Le negoziazioni reali producono numeri sporchi, perché nascono da offerte e controfferte che nessuno arrotonda per gusto della simmetria.

Un terzo dettaglio è il raggruppamento. Molte operazioni firmate dallo stesso indirizzo nello stesso blocco, o transazioni con numeri progressivi consecutivi su indirizzi diversi ma finanziati insieme, indicano una regia unica. Sono osservazioni che chiunque può fare, e che raramente qualcuno fa prima di comprare.

I quattro segnali sulla stessa scala

Segnale Dove si osserva Forza da solo Obiezione ordinaria
Ciclo chiuso fra gli stessi indirizzi Storia dei trasferimenti del pezzo Media, alta se ripetuta su più pezzi Ripensamento del venditore, riacquisto legittimo
Fondi provenienti dallo stesso indirizzo Storia delle transazioni delle controparti Alta se l’antenato è un indirizzo ordinario Custodia condivisa, prelievo dalla stessa sede
Commissioni superiori alla differenza di prezzo Ricevute delle transazioni e regole della sede Alta se la perdita si ripete Operazione sbagliata, prezzo battuto per errore
Intervalli e incrementi regolari Marche temporali e importi delle vendite Bassa da sola, forte in combinazione Uso di uno strumento di vendita programmata

La colonna delle obiezioni è la parte utile della tabella. Un’analisi che non le prende sul serio produce accuse fragili, e la fragilità si scopre sempre al momento peggiore. Il criterio ragionevole è chiedere che almeno tre segnali su quattro coesistano sullo stesso gruppo di indirizzi e su più di un pezzo.

Gli strumenti gratuiti per fare la verifica

Non serve nulla di specialistico e non serve pagare un abbonamento. Servono l’esploratore della rete su cui il pezzo circola, la pagina pubblica del contratto e un foglio di calcolo. La procedura completa richiede meno di mezz’ora per pezzo la prima volta, cinque minuti dalla terza in poi.

  1. Recupera l’indirizzo del contratto e l’identificativo numerico del pezzo dalla scheda della sede, senza fidarti del nome mostrato.
  2. Apri quel contratto sull’esploratore e cerca la sezione dei trasferimenti filtrata per quell’identificativo: ottieni l’elenco completo, dalla creazione a oggi.
  3. Copia l’elenco in un foglio con quattro colonne: blocco, data, indirizzo di partenza, indirizzo di arrivo, importo pagato.
  4. Colora le righe in cui un indirizzo già comparso torna a comparire: i cicli diventano visibili senza nessun calcolo.
  5. Per ogni indirizzo coinvolto apri la scheda e guarda tre cose: data della prima transazione, numero complessivo di operazioni, da chi è arrivato il primo accredito.
  6. Apri la ricevuta di due o tre vendite e leggi le voci effettivamente trasferite: quota alla piattaforma, quota all’autore, commissione di rete pagata dal mittente.
  7. Calcola il risultato netto di un giro completo e confrontalo con la variazione di prezzo dichiarata: la differenza è il costo sostenuto per produrre quella storia.
  8. Ripeti su due o tre pezzi diversi della stessa serie: se gli stessi indirizzi ricompaiono, hai finito.

Il quinto passaggio è quello che separa una verifica seria da un’impressione. Un indirizzo con anni di attività eterogenea è un soggetto reale; un indirizzo nato tre giorni prima della prima vendita e morto dopo l’ultima non lo è, e la data di nascita è pubblica quanto tutto il resto. Vale lo stesso metodo che si applica quando si prova a stimare il valore di un pezzo partendo dalle operazioni che lo riguardano.

Che cosa dice il quadro europeo sulle operazioni fittizie

Il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività contiene un titolo dedicato agli abusi di mercato, che vieta espressamente le operazioni idonee a fornire indicazioni false o fuorvianti sull’offerta, sulla domanda o sul prezzo. La formula copre senza difficoltà l’operazione fra parti che fanno capo allo stesso interesse.

Quel titolo si applica però alle cripto-attività ammesse alla negoziazione presso un prestatore autorizzato, e i pezzi unici e non fungibili sono in linea di principio esclusi dall’ambito del regolamento. L’esclusione non è automatica: cade quando l’unicità è solo apparente, per esempio in una serie ampia di elementi sostanzialmente equivalenti, oppure quando la posizione viene frazionata. Il perimetro esatto è materia di interpretazione, e l’orientamento delle autorità si segue sui siti dell’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati e della Consob.

Restano applicabili, in ogni caso, le regole generali sulle pratiche commerciali scorrette e quelle sulla responsabilità per informazioni ingannevoli verso l’acquirente. Chi organizza una serie di operazioni per costruire un prezzo di riferimento e poi vende a un terzo si muove su un terreno che non dipende dalla qualificazione tecnica del token, come vale del resto per l’intero perimetro descritto nella disciplina applicabile in Italia.

Quello che i dati pubblici non dicono

Il registro mostra indirizzi, non persone. Nessuna delle verifiche descritte dimostra che due indirizzi appartengano allo stesso soggetto: mostra che si comportano come se fosse così, che è un’affermazione più debole e va formulata con quella cautela.

Ci sono poi tre categorie di falsi positivi da tenere presenti. Gli indirizzi di custodia, che raggruppano molti clienti e producono coincidenze inevitabili. Le posizioni date in garanzia, che generano trasferimenti verso un contratto e ritorni successivi senza alcuna vendita reale. E i trasferimenti fra portafogli della stessa persona, che alcuni aggregatori conteggiano come operazioni pur non avendo prezzo.

Infine, il registro non contiene gli accordi. Due soggetti realmente distinti possono essersi messi d’accordo su una serie di passaggi, e in quel caso tutti e quattro gli indicatori risultano negativi. È la ragione per cui l’analisi dei dati pubblici serve a scartare, non a certificare: dice con buona affidabilità quando qualcosa non va, mai che tutto va bene. Chi ne tiene conto arriva a scegliere dove operare con qualche criterio in più.

Domande frequenti

Una sola vendita fra indirizzi collegati basta per parlare di scambio fittizio?

No. Un singolo passaggio ha troppe spiegazioni alternative: un regalo, un trasferimento fra portafogli propri registrato per errore come vendita, una compravendita fra conoscenti. Il segnale nasce dalla ripetizione, cioè dagli stessi indirizzi che ricompaiono su pezzi diversi con lo stesso schema.

Perché qualcuno dovrebbe pagare commissioni per operazioni che non gli fanno guadagnare nulla?

Perché il ricavo non sta nell’operazione. Sta o nel prezzo che un acquirente successivo pagherà sulla base della storia costruita, o in un incentivo distribuito da un terzo in proporzione al volume. In entrambi i casi la perdita visibile è un costo di produzione.

Gli aggregatori di dati filtrano già queste operazioni?

Alcuni applicano filtri dichiarati, per esempio escludendo le vendite fra indirizzi che si sono scambiati fondi, altri non applicano nulla. Conviene leggere la metodologia pubblicata prima di usarne i numeri, e ricordare che ogni filtro produce sia esclusioni eccessive sia omissioni.

Il wash trading NFT si riconosce anche sulle vendite in valuta tradizionale?

Molto peggio, perché il pagamento avviene fuori dal registro. Sulla catena resta il trasferimento, senza importo e senza controparte finanziaria verificabile, e tre dei quattro indicatori descritti diventano inapplicabili. È la ragione per cui le operazioni regolate fuori catena vanno considerate a parte.

Che cosa posso fare se ho comprato dopo una serie di passaggi sospetti?

Sul piano tecnico nulla: l’operazione è definitiva e non esiste alcuna procedura di annullamento. Sul piano dei rapporti restano gli strumenti ordinari verso chi ha venduto e verso la sede, e conviene conservare la documentazione delle schermate e degli identificativi delle transazioni finché la questione non è chiusa.

La differenza fra un prezzo e una storia di prezzi sta tutta in chi ha pagato per costruirla. Trenta minuti di lettura del registro rispondono a quella domanda meglio di qualunque classifica, e sono trenta minuti che nessuno recupera dopo aver comprato.

Giurista specializzata in regolazione dei mercati digitali, segue l’applicazione del quadro europeo e i suoi effetti pratici in Italia. Traduce testi normativi in obblighi concreti. Cita la fonte e la data di ogni regola che descrive.
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