Valorizzare un NFT in successione quando non esiste un mercato liquido

NFT in successione ereditaria senza mercato liquido: criteri di valorizzazione, documentazione richiesta e il coordinamento fra notaio e custodia tecnica.

Tavoletta digitale che mostra un'opera d'arte colorata appoggiata su una scrivania
Woookie / BY-SA 3.0

Un notaio riceve l’incarico di redigere una dichiarazione di successione e trova, fra i beni del defunto, un elenco di token unici collegati a un indirizzo digitale. Nessuna quotazione ufficiale, nessun listino di riferimento, nessun ente che certifichi un prezzo alla data del decesso. Il collega che glielo ha segnalato ammette di non aver mai affrontato un caso simile, e non è il solo.

Un’opera d’arte tradizionale in una collezione ereditata ha comunque un mercato di riferimento, per quanto ristretto: case d’asta, periti, transazioni comparabili recenti. Molti NFT non hanno nulla di tutto questo. Le vendite sono sporadiche, i prezzi passati possono risalire a un contesto di mercato completamente diverso, e in alcuni casi il token non è mai stato scambiato una seconda volta dopo l’acquisto originale.

Questo testo affronta i criteri di valorizzazione applicabili in assenza di un mercato liquido, la documentazione che una successione di questo tipo richiede e i problemi pratici del trasferimento tecnico, con il coordinamento necessario fra il notaio che redige l’atto e chi gestisce la custodia delle chiavi. Riguarda il metodo di stima e di trasferimento, non un giudizio sul valore di alcuna opera specifica.

Il problema in sintesi

  • Non esiste un listino ufficiale. A differenza di un titolo quotato, un NFT raro può non avere alcuna transazione recente comparabile.
  • La proprietà non basta. Serve anche la capacità tecnica di trasferire il token, che dipende dall’accesso alle chiavi.
  • La documentazione va preparata prima, non al momento dell’apertura della successione, quando il titolare non può più chiarire nulla.
  • Un perito specializzato aiuta, ma la sua stima deve basarsi su criteri dichiarati e verificabili, non su un’opinione generica.
  • Il notaio e il custode tecnico devono parlarsi, perché nessuno dei due, da solo, ha tutte le informazioni necessarie a completare l’atto.

Perché un NFT in successione ereditaria pone un problema diverso da un’opera fisica

Un’opera d’arte fisica ereditata resta dove si trova, custodita fisicamente, e la sua proprietà si dimostra con la documentazione tradizionale di provenienza. Un NFT in successione ereditaria pone invece un doppio problema: quello della stima del valore, comune a qualunque bene raro e poco scambiato, e quello dell’accesso tecnico, specifico di un bene la cui titolarità dipende dal possesso di una chiave privata.

Il secondo problema è spesso il più sottovalutato dai professionisti che si occupano per la prima volta di questa materia: un erede può avere pieno diritto legale su un token secondo l’atto di successione, ma restare nell’impossibilità pratica di trasferirlo o anche solo di dimostrarne il possesso, se non riesce ad accedere al portafoglio digitale del defunto. Un diritto senza la chiave che lo rende esercitabile resta, in pratica, un diritto sulla carta.

Per questo motivo, la pianificazione della successione per chi detiene NFT di valore rilevante dovrebbe includere fin dall’inizio una parte tecnica dedicata all’accesso, con gli stessi criteri già discussi a proposito della trasmissione delle chiavi private agli eredi, applicati specificamente ai portafogli che contengono i token da trasferire.

I criteri di valorizzazione in assenza di un mercato liquido

Il primo criterio applicabile, quando disponibile, è il prezzo dell’ultima transazione verificabile sullo stesso token o su token comparabili della stessa collezione, con l’avvertenza che una transazione molto lontana nel tempo può riflettere condizioni di mercato non più attuali alla data rilevante per la successione.

Il secondo criterio, usato spesso in assenza di transazioni dirette sul token specifico, è il prezzo minimo di ingresso nella collezione di appartenenza, quando la collezione ha una struttura sufficientemente ampia da rendere questo dato significativo. Va usato con cautela quando il token oggetto di successione possiede caratteristiche che lo distinguono nettamente dalla media della collezione, al rialzo o al ribasso.

Il terzo criterio, più conservativo, è il costo storico di acquisizione, utile soprattutto quando non esistono transazioni comparabili recenti né per il token specifico né per la collezione di riferimento. Non riflette necessariamente il valore alla data del decesso, ma offre un punto di partenza documentabile quando ogni altra fonte è assente o inattendibile.

Criterio Quando si applica Limite principale
Ultima transazione sul token Se esiste ed è recente Può essere lontana nel tempo
Prezzo minimo della collezione Collezioni ampie e attive Non riflette le caratteristiche del singolo token
Costo storico di acquisizione Assenza di dati di mercato recenti Non riflette il valore alla data del decesso
Perizia specialistica Opere singole di rilievo Costo e tempo della procedura

Nessuno di questi criteri, da solo, offre una certezza assoluta, ed è per questo che nella pratica professionale conviene documentare quale criterio è stato scelto e perché, così da poter motivare la stima davanti a un’eventuale verifica successiva da parte dell’amministrazione finanziaria.

Quando serve una perizia specialistica

Per opere singole di rilievo, dove il valore economico atteso giustifica il costo della procedura, una perizia realizzata da un professionista con competenze specifiche nel settore dell’arte digitale offre una base più solida di una stima fatta internamente dallo studio notarile. Il perito dovrebbe dichiarare esplicitamente quali criteri ha utilizzato, quali transazioni comparabili ha considerato e su quale base ha eventualmente scartato i dati di mercato disponibili.

Una perizia priva di questa trasparenza metodologica ha un valore probatorio limitato, perché non permette di verificare se la stima riflette un ragionamento coerente o un’opinione non argomentata. Vale la pena richiedere al perito, prima di affidargli l’incarico, un esempio di come struttura solitamente le proprie relazioni, per verificarne il livello di dettaglio.

Un aspetto che complica la ricerca di periti qualificati è la relativa novità della materia: il numero di professionisti con esperienza specifica in valutazione di token unici è ancora limitato rispetto a quello disponibile per l’arte tradizionale, e questo può allungare i tempi della procedura successoria oltre quanto normalmente previsto per altre categorie di beni.

La documentazione da preparare, idealmente prima del bisogno

Un elenco completo dei token detenuti, con l’indicazione della piattaforma su cui sono stati acquisiti, della collezione di appartenenza e della data di acquisizione, riduce drasticamente il lavoro di ricostruzione che altrimenti ricade sugli eredi in un momento già difficile. Questo elenco non deve contenere alcuna chiave di accesso, solo l’inventario dei beni.

Accanto all’inventario, conviene conservare la prova di acquisto originale, quando disponibile, insieme a qualunque documentazione relativa alla provenienza dell’opera, che può risultare rilevante sia ai fini della stima sia ai fini di un’eventuale verifica di autenticità richiesta da un acquirente futuro. La provenienza di un token digitale si dimostra attraverso la cronologia delle transazioni registrata pubblicamente, ma un riepilogo preparato in anticipo facilita comunque il lavoro di chi dovrà occuparsene.

Infine, come già discusso a proposito dei rischi legati ai metadati conservati fuori dalla catena, vale la pena verificare e documentare dove risiede effettivamente il contenuto associato al token, perché un’opera il cui contenuto dipende da un servizio esterno che potrebbe cessare l’attività ha un profilo di rischio diverso da una il cui contenuto è interamente verificabile sulla catena stessa.

Il coordinamento fra notaio e custodia tecnica

Il notaio che redige l’atto di successione si occupa dell’aspetto giuridico del trasferimento: chi eredita che cosa, secondo quale quota e con quali eventuali oneri. Non si occupa, e generalmente non ha le competenze per farlo, dell’aspetto tecnico del trasferimento effettivo del token da un portafoglio all’altro, che richiede l’accesso alle chiavi private del defunto.

Per questo motivo, in una successione che comprende NFT di valore rilevante, conviene coinvolgere fin dall’inizio anche una figura con competenze tecniche, che possa verificare l’effettiva esistenza dei token dichiarati nell’inventario, accertarne la titolarità corretta all’indirizzo indicato e assistere gli eredi nel trasferimento tecnico una volta completato l’atto notarile.

La sequenza corretta prevede prima la verifica tecnica dell’esistenza e della titolarità dei beni, poi la redazione dell’atto notarile sulla base di quella verifica, e infine il trasferimento tecnico effettivo, eseguito solo dopo che l’atto ha stabilito con certezza chi ha diritto a quale quota. Invertire questo ordine, per esempio trasferendo i token prima della formalizzazione dell’atto, espone a contestazioni difficili da risolvere in un secondo momento.

I problemi pratici del trasferimento tecnico

Trasferire un token da un portafoglio all’altro richiede una transazione registrata sulla catena, che a sua volta richiede il pagamento di una commissione di rete. In una successione con più eredi e più token da distribuire secondo quote diverse, il numero di transazioni necessarie può essere significativo, ed è un costo che va previsto nella pianificazione della procedura, non scoperto a trasferimento già iniziato.

Un problema pratico ricorrente riguarda gli eredi che non possiedono un proprio portafoglio digitale al momento dell’apertura della successione. In questi casi va creato un nuovo portafoglio, con tutte le precauzioni di sicurezza già note per qualunque custodia personale, prima di poter ricevere il token loro destinato: un passaggio che richiede tempo e attenzione, ed è bene non affrettare solo per chiudere rapidamente la pratica.

Un ultimo problema riguarda la comproprietà: quando più eredi ricevono quote indivise dello stesso token, che per natura non può essere frazionato come un bene fungibile, va concordata in anticipo una soluzione, che sia la vendita del token con divisione del ricavato, l’assegnazione a un solo erede con conguaglio agli altri, o una forma di custodia condivisa gestita secondo uno schema a più firme.

Va anche considerato il tempo che intercorre fra il decesso e il completamento dell’atto di successione, un periodo durante il quale nessuno dovrebbe muovere i token senza un mandato chiaro, per evitare contestazioni successive fra gli eredi. In questo intervallo, la custodia temporanea affidata a un soggetto neutrale, individuato in anticipo nella pianificazione, riduce il rischio che uno degli eredi acceda ai fondi prima che la ripartizione sia formalmente stabilita.

La fiscalità della successione applicata a un bene atipico

La valorizzazione stabilita secondo i criteri descritti in questo testo diventa la base su cui si calcolano gli eventuali adempimenti fiscali della successione, secondo le stesse regole ordinarie applicabili a qualunque altro bene dell’asse ereditario. La natura digitale e atipica del bene non lo esenta da questi obblighi, e la documentazione preparata per la stima serve anche a motivare il valore dichiarato davanti all’amministrazione finanziaria.

Su questo aspetto vale la pena coordinarsi con un professionista che segua anche gli sviluppi della fiscalità applicabile alle cripto-attività in generale, un ambito che si sta definendo progressivamente e che condivide diversi criteri di fondo con quanto già discusso a proposito della cessione di NFT con continuità, pur riguardando un evento, la successione, di natura diversa da una cessione commerciale.

Come impostare la pianificazione in vita

  1. Compilare un inventario dei token detenuti, senza includere alcuna chiave, con collezione, piattaforma e data di acquisizione.
  2. Conservare la documentazione di provenienza disponibile, incluse le prove di acquisto originali.
  3. Impostare uno schema di trasmissione delle chiavi coerente con quello già usato per il resto del proprio patrimonio digitale.
  4. Individuare in anticipo un professionista tecnico disponibile ad assistere gli eredi nel trasferimento effettivo.
  5. Discutere con un notaio come inserire nell’atto un riferimento a questi beni senza esporre informazioni tecniche sensibili.

Una pianificazione impostata mentre il titolare è ancora disponibile a rispondere a domande vale più di qualunque criterio di stima applicato a posteriori, perché elimina in partenza buona parte dell’incertezza che altrimenti ricade interamente sugli eredi.

Domande frequenti

Un NFT senza transazioni recenti ha comunque un valore fiscale da dichiarare?

Sì, l’assenza di transazioni recenti non esenta dall’obbligo di valorizzazione: significa solo che occorre ricorrere a criteri alternativi, come il costo storico o una perizia specialistica, documentando la scelta effettuata.

Chi eredita un NFT senza accesso al portafoglio del defunto può comunque rivendicarlo?

Legalmente sì, se l’atto di successione lo prevede, ma praticamente il recupero dipende dall’esistenza di uno schema di trasmissione delle chiavi organizzato in anticipo. Senza quello schema, il diritto resta difficile da esercitare nella pratica.

Più eredi possono restare comproprietari dello stesso token indefinitamente?

È tecnicamente possibile tramite una custodia condivisa, ma nella pratica è una soluzione poco stabile nel tempo, perché richiede l’accordo continuo di tutti i comproprietari per qualunque decisione futura riguardante il token, incluso un eventuale trasferimento.

Serve sempre una perizia specialistica per ogni NFT in successione ereditaria?

No, per collezioni ampie e attive un criterio basato sui prezzi comparabili della stessa collezione può essere sufficiente. La perizia diventa più utile per opere singole di rilievo, dove il valore atteso giustifica il costo e il tempo della procedura.

Il notaio può occuparsi anche del trasferimento tecnico del token?

Generalmente no, salvo che abbia competenze tecniche specifiche rare in questo momento nella professione. Per questo conviene coinvolgere una figura tecnica separata, che collabori con il notaio senza sostituirsi al suo ruolo giuridico nell’atto.

La difficoltà di valutare un NFT in successione ereditaria in assenza di un mercato liquido non è un ostacolo insormontabile, ma richiede un metodo dichiarato e documentato, oltre a una collaborazione fra competenze giuridiche e tecniche che oggi, in molti studi, va ancora costruita caso per caso.

Giurista specializzata in regolazione dei mercati digitali, segue l’applicazione del quadro europeo e i suoi effetti pratici in Italia. Traduce testi normativi in obblighi concreti. Cita la fonte e la data di ogni regola che descrive.
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